Serena Mollicone uccisa 20 anni fa, la sorella: «Chi è complice non ha parlato, vogliamo la verità»

Serena Mollicone uccisa 20 anni fa, la sorella: «Chi è complice non ha parlato, vogliamo la verità»
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Martedì 1 Giugno 2021, 11:08 - Ultimo aggiornamento: 11:28

Era l'1 giugno del 2001. Esattamente 20 anni fa veniva uccisa Serena Mollicone, un omicidio su cui non è ancora stata fatta piena luce. Cosa accadde quella mattina del 1 giugno? Chi incontrò Serena? Chi la uccise e trasportò il corpo nel boschetto dell'Anitrella, a pochi chilometri da Arce, dove la 18enne viveva con il padre? Sarà la verità processuale a dover rispondere a tutti questi quesiti, attraverso le oltre 200 testimonianze previste in aula e l'analisi delle prove che si formeranno in dibattimento. La prima udienza del processo si è celebrata il 19 marzo, giorno della festa del papà, un data simbolica, interpretata da molti come un omaggio a Guglielmo Mollicone, quel padre che ha passato la vita a lottare per la verità ma è morto prima dell'inizio del processo. La prima udienza si è svolta a porte chiuse nel Tribunale di Cassino, davanti alla Corte d'Assise, mentre le altre si sono tenute in un'aula dell'università.

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Serena Mollicone scompare la mattina del 1 giugno 2001. Esce presto per andare all'ospedale di Sora e non fa più ritorno a casa. All'ora di pranzo il padre, Guglielmo Mollicone, maestro elementare e titolare di una cartoleria ad Arce, inizia a preoccuparsi e nel pomeriggio ne denuncia la scomparsa ai carabinieri. Cominciano le ricerche e due giorni dopo il corpo della ragazza viene trovato vicino a un mucchio di rifiuti in un boschetto all'Anitrella. Serena ha mani e piedi legati con nastro adesivo e fil di ferro, e un sacchetto di plastica in testa. 

 Nel processo sono imputati l'ex maresciallo dei carabinieri, all'epoca del delitto comandante della stazione di Arce, Franco Mottola, il figlio Marco, la moglie Annamaria e il maresciallo Vincenzo Quatrale, che sono accusati di concorso in omicidio. Quatrale, inoltre, è accusato di istigazione al suicidio del brigadiere Santino Tuzi mentre l'appuntato Francesco Suprano deve rispondere di favoreggiamento.

«Vogliamo sapere che cosa è successo veramente a mia sorella. Chi è stato complice e non ha parlato in questi anni speriamo parli e chi ha nascosto ciò che sapeva e speriamo che ci dia altre informazioni» ha detto la sorella di Serena Mollicone, Consuelo, a venti anni dall'omicidio di Serena e a un anno dalla morte del papà Guglielmo. «Purtroppo sono due ricorrenze, una vicino all'altra, molto tristi però allo stesso tempo ci devono dare la forza di andare avanti e continuare a ricercare la verità», aggiunge. «Non dobbiamo dimenticare - sottolinea Consuelo Mollicone - mio padre in questi anni non ha fatto altro che ricercare la verità, notte e giorno, in continuo, e ha dato una lezione a tutta l'Italia, a tutti i papà del mondo. Noi non dobbiamo tacere perché mia sorella merita giustizia. Serena era una persona unica e non merita di essere dimenticata da tutti. Ognuno nel suo piccolo può aiutare a non dimenticare». 

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«Serena è stata uccisa in modo efferato. Il processo c'è ed è in corso e sta andando bene se lo intendiamo come possibile ricerca della verità. Noi abbiamo molta fiducia. Ci sono persone che dopo venti anni hanno testimoniato in maniera precisa e puntuale e altre persone un pò più vaghe ma la verità è una e alla fine si arriverà a quella. Noi siamo più che convinti» ha detto Antonio Mollicone, zio di Serena. «Oggi in una meschina messa in scena c'è chi dice indaghiamo questo o quest'altro - aggiunge - invece testimoni seri del primo momento che hanno accompagnato le ricerche hanno cominciato a dire le cose».  A Serena oggi sarà intitolato l'auditorium di un liceo di Sora. «È una dedica dalla parte della comunità. C'è gente che continua ad amare e apprezzare Serena - sottolinea Antonio Mollicone -. Adesso c'è qualcuno che si è fatto più coraggio, magari anche perché liberato da situazioni minacciose e comincia a dire le cose. In tanti hanno capito dove sta il marcio in questo paese». Ieri, ha detto, «è stata una data di riflessione, di preghiera e di silenzio perché giusto un anno fa Guglielmo è andato via. In chiesa c'erano molti bimbi e tutto era dedicato a Guglielmo. Questa è la parte che ci ha più appassionato e commosso di più». 

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«L'attesa di giustizia per l'uccisione di Serena ancora non è terminata. Il tempo trascorso in questa attesa è ormai diventato finanche più lungo della vita di Serena, stroncata nel fiore degli anni. Come ha scritto un filosofo, giustizia ritardata è giustizia negata. Questo è vero. Però, ovviamente, peggio sarebbe se, dopo la lunga attesa, neppure vi fosse la giustizia» ha detto l'avvocato Dario De Santis, legale della famiglia di Serena Mollicone.

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