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Sentenza Mollicone, avvocato dei Mottola minacciato di morte: «C'è una caccia alle streghe»

L'avvocato Mauro Marsella insieme alla famiglia Mottola
di Pierfederico Pernarella
3 Minuti di Lettura
Lunedì 18 Luglio 2022, 08:40 - Ultimo aggiornamento: 13:09

Il clima continua ad essere rovente a tre giorni dalla sentenza di assoluzione per l'omicidio di Serena Mollicone dei cinque imputati: l'ex maresciallo Franco Mottola, la moglie Annamaria, il figlio Marco e i carabinieri Vincenzo Quatrale e Francesco Suprano. Ora arrivano anche le minacce di morte. A riceverle nelle scorse ore è stato l'avvocato Mauro Marsella, legale difensore di Annamaria Mottola. Sui social qualcuno, anche di sua conoscenza, ha promesso che la farà pagare a lui e la sua famiglia. «Ho difficoltà a ripetere quelle parole perché riguardano anche i miei familiari», commenta l'avvocato che conferma quanto ieri ha già annunciato sulla sua pagina Facebook: «Sono stufo denuncerò tutti coloro che hanno minacciato di morte me e la mia famiglia. Quando si oltrepassa il limite bisogna reagire».

NON È BASTATA L'ASSOLUZIONE

Che si potesse finire a questo punto non era poi così difficile immaginarlo. Già dieci giorni fa parole pesanti, sempre attraverso i social, erano state indirizzate all'avvocato Francesco Germani. La tensione è esplosa con il tentato linciaggio ai danni della famiglia Mottola, in una piazza, davanti a un tribunale che li aveva poco prima dichiarati innocenti. Momenti di violenza che parlano da soli. E basta leggere il diluvio di commenti che piovono in calce agli articoli sulla sentenza per farsi un'idea dell'aria avvelenata che tira.

«Noi avvocati che viviamo sul territorio stiamo vivendo momenti difficile, un clima di terrore», confessa l'avvocato Marsella. Il difensore di Anna Maria Mottola il caso del delitto di Arce lo conosce da vicino da quando aveva i calzoni corti. Una questione di famiglia. La madre, l'avvocato Silvana Cristoforo, insieme al collega Romano Misserville, difese il carrozziere Carmine Belli ingiustamente arrestato nel 2003 e portato a processo per l'omicidio di Serena. «Anche in quel caso, prima di capire che Belli era innocente, ci fu una caccia al mostro. E sappiamo come è andata a finire», osserva il legale. Belli venne assolto in tutti e tre i gradi di giudizio. Il carrozziere ora è stato riconosciuto come una delle vittime del caso Mollicone.

Così non è successo per Franco, Anna Maria e Marco Mottola, anzi. La loro assoluzione ha buttato benzina sul fuoco. In pochi credono alla loro innocenza, nonostante il verdetto della Corte d'Assise di Cassino. E il rischio della pubblica forca, persino della giustizia fai da te, è sempre dietro l'angolo, come dimostrano i fatti di piazza Labriola nel giorno della sentenza.

IL RACCONTO DEL PROCESSO

Secondo l'avvocato Marsella il clima da caccia alle streghe è stato alimentato anche da una informazione non sempre corretta che ha sposato per intero la linea dell'accusa, dando poco o per nulla spazio non tanto ai dubbi della difesa, quanto a quello che stava venendo fuori dal processo: «Se si fosse dato conto correttamente di quello che emergeva dalle udienze - osserva il legale - forse l'opinione pubblica si sarebbe accorta già per tempo che il castello accusatorio stava crollando. Si è raccontato, ad esempio, di testimoni omertosi e si continua a farlo anche dopo la sentenza di assoluzione, quando invece si trattava di persone che non hanno mai saputo nulla».
 

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