«Mi picchiava e lo giustificavo, l'inferno con l'uomo che amavo: la fuga per il terrore negli occhi delle mie figlie»

Una 33enne, ora ospite di un centro antiviolenza, racconta gli anni di violenze e poi la decisione di cambiare vita

«Mi picchiava e lo giustificavo, l'inferno con l'uomo che amavo: la fuga per il terrore negli occhi delle mie figlie»
di Marina Testa
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Giovedì 30 Novembre 2023, 09:26

«Avevo 18 anni. Non avrei mai immaginato che la mia vita potesse cambiare così brutalmente a causa dell'uomo di cui ero innamorata. Ringrazio Dio che sono ancora viva e che le mie tre figlie stanno bene».

Il vissuto di Emma (nome di fantasia) è la sintesi di tante storie. Ora ha 33 anni ed è uscita da un incubo durante oltre sei anni. Lo racconta quale monito per tante donne che pensano di non riuscire ad affrancarsi da situazioni di sofferenza e sudditanza.

Emma è stata seguita dal Centro Antiviolenza "Mai più ferite" della cooperativa Diaconia di Frosinone ed è stata ospite della casa rifugio Ester.

Un tortuoso e complesso percorso l'ha condotta ad una nuova esistenza sfociata in un posto di lavoro e una vita serena per le figlie.

LA PRIMA FIGLIA

«La relazione con questo uomo è iniziata quando avevo da poco la maggiore età. Lui era più grande. Quando mi sono accorta di aspettare la prima figlia, siamo andati a convivere a casa sua con la madre e il fratello. Per la verità confida Emma mi ha costretto ad andare ad abitare da lui, altrimenti diceva che non si sarebbe occupato di nostra figlia. E proprio dopo la sua nascita l'atteggiamento è cominciato ad essere più aggressivo. Non mi ha permesso di proseguire gli studi, io frequentavo il liceo. Mi ha isolato dalle amicizie e dai miei genitori. Mi ha spaccato il telefono. All'epoca, non mi rendevo conto del male che mi stava facendo. Anche con mia madre ebbi una discussione perché a lei non piaceva il mio compagno e io invece lo giustificavo. Avevo interpretato quel comportamento come un sentimento di protezione. E poi le cose sono degenerate. Parolacce, insulti, schiaffi fino a calci e pugni davanti alle bambine. Mi umiliava urlandomi che non avevo pulito bene la casa. Minacciava anche i miei genitori. Poi mostrava pentimento e mi regalava fiori o altri oggetti. Il culmine c'è stato quando sono stata aggredita anche dagli altri familiari del mio compagno. Le bambine erano terrorizzate».

LA FUGA

Quegli sguardi sono stati la molla per trovare coraggio: «Proprio guardando gli occhi inorriditi delle mie figlie che ho deciso che quella vita doveva finire. Ogni tanto prendevo il telefonino dei padroni di casa per fotografare le mie condizioni, le tumefazioni. Le scaricavo su un computer e le mandavo a mia madre di nascosto. È lei che mi ha aiutato a scappare. Così un giorno ho preso il necessario tra pannolini, biberon e vestiti e mi sono infilata nell'auto dei miei genitori. La mia liberazione è iniziata con una denuncia in Questura. Poi sono stata portata in una casa famiglia e in seguito sono stata assistita nel Centro antiviolenza. Ma non è stato affatto facile. Le ferite ci sono e sono soprattutto quell'anima. Te le porti dietro sempre. E' difficile ritrovare fiducia nelle persone e affrontare tutti gli aspetti di questa strada che percorri assieme a psicologi, psichiatri, assistenti sociali, avvocati. Perché quando ci sono bambini è tutto molto più complesso. E la paura che un giorno quell'uomo possa rispuntare all'orizzonte per farti male non va mai via».

LA NUOVA VITA

Emma ha seguito dei corsi di formazione ed oggi ha un impiego nella pubblica amministrazione. Ribadisce che a volte una segnalazione può salvare una vita. Il numero nazionale antiviolenza e antistalking è il 1522. «Prima di tutto va salvaguardata l'incolumità della persona offesa che si rivolge alle forze dell'ordine per denunciare e che da quel momento è maggiormente esposta ad aggressioni commenta Maria Rosaria Ruggeri responsabile del centro antiviolenza "Mai più ferite" e della casa rifugio Ester Pertanto, occorre potenziare l'accoglienza in questa fase. Attualmente seguiamo 52 donne vittime di violenza, mentre sono 3 quelle accolte nella casa rifugio assieme a 3 bambini. Quest'anno sono state circa 90 le donne che hanno contattato il centro. Si è innalzata l'età delle vittime di partner violenti o figli violenti e dipendenti da sostanze. Grazie ai fondi regionali del Contributo di libertà è stato possibile aiutare 6 donne a ricominciare una nuova vita».
 

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