Prostituzione sul litorale pontino, tornano in libertà la professoressa e il marito di Frosinone

Sabato 10 Ottobre 2020 di Aldo Simoni

Il Tribunale del Riesame ha annullato l’ordine di carcerazione nei confronti di Patrizia Caprara (58 anni) ed del marito Gianfranco Grandi (60 anni), i due frusinati accusati di favoreggiamento della prostituzione. Dunque, la commercialista ed insegnante di Economia presso il Liceo Linguistico-Pedagogico “Angeloni” di Frosinone, ha lasciato il carcere di Rebibbia dove è stata rinchiusa per 20 giorni. Per la Procura era la mente di un giro di prostituzione che gestiva insieme al marito (titolare di una grande azienda ortofrutticola) il quale, grazie alla posizione leggermente defilata, aveva beneficiato degli arresti domiciliari.

Le inserzioni

L’inchiesta che ha coinvolto la coppia frusinate ha inizio nel dicembre scorso, quando i poliziotti del commissariato di Terracina hanno cominciato ad indagare su alcune inserzioni pubblicate su dei quotidiani locali che riguardavano appartamenti e villette del litorale pontino affittati per pochi giorni. Quei brevi soggiorni in un periodo invernale e la frequenza degli spostamenti degli affittuari (si è scoperto in seguito che ad usufruire di quei locali erano giovani prostitute) hanno insospettito gli investigatori che hanno avviato i primi accertamenti. 

I BREVI PERIODI

Il nome dei due coniugi è venuto fuori quando si è scoperto che due villette, una a Sabaudia, l’altra a Terracina, utilizzate per gli affitti “brevi” , erano intestate sempre alle stesse persone, ossia alla coppia frusinate. A questo c’è da aggiungere che i due arrestati avevano preso in affitto anche dei mini appartamenti a San Felice Circeo, per allargare la loro attività. Insomma, affittare le case alle prostitute rendeva bene (secondo l’accusa), ma la coppia ha sempre respinto ogni accusa sostenendo di non conoscere l’attività delle ragazze alle quali affittavano le case. 

IL PRINCIPIO

E ieri i giudici del Riesame hanno accolto la linea difensiva esposta dall’avvocato Nicola Ottaviani; in altre parole è stato sancito il principio secondo il quale chi affitta una casa non è tenuto a sapere quale sia l’attività dell’affittuario.
In altre parole, una volta chiusa la porta, ognuno, in casa, è libero di esercitare qualsiasi occupazione; e il proprietario di casa non è affatto tenuto ad esserne al corrente.
Ma c’è un altro aspetto che ha giocato a favore dei due coniugi: i contratti di affitto con le ragazze erano stati tutti regolarmente registrati. «Ed è evidente - ha sottolineato l’avv. Ottaviani - che chi vuole gestire un’attività nascosta e illegale non va certo a comunicarla all’Ufficio del Registro».
Infine i costi: certo, l’affitto pagato dalle ragazze era senz’altro maggiore dei normali prezzi di mercato. Ma questa circostanza non deve far pensare ad una compartecipazione all’attività di prostituzione, dal momento che la coppia pagava regolarmente le tasse su quanto incassato.
La decisione del Tribunale del Riesame, dunque, riabilita (almeno per ora) la coppia e soprattutto la professoressa che può tornare all’insegnamento.
 

Ultimo aggiornamento: 13:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA