Mollicone, la voce di Tuzi in aula: «Vidi entrare una ragazza in caserma, ma non lo dissi»

Mollicone, la voce di Tuzi in aula: «Vidi entrare una ragazza in caserma, ma non lo dissi»
di Vincenzo Caramadre e Pierfederico Pernarella
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Venerdì 17 Dicembre 2021, 11:45 - Ultimo aggiornamento: 19 Dicembre, 17:00

La voce del brigadiere Santino Tuzi, una ragazza vista entrare in caserma e un interrogativo: era Serena? Ieri in aula, per la prima volta, è stata ascoltata la voce del brigadiere suicida, il grande testimone dell'omicidio di Serena Mollicone. Testimone di cui restano soltanto le trascrizioni e le registrazioni degli interrogatori e un'intercettazione, quella fatta ascoltare ieri in Corte d'Assise a Cassino. Si tratta di un colloquio tra Tuzi e il collega Vincenzo Quatrale, ora imputato, che risale all'8 aprile 2008. Tre giorni dopo quella chiacchierata, Tuzi si toglierà la vita.

La storia di questa intercettazione è un po' particolare, come tante altre cose nel delitto Mollicone. Dimenticata per otto anni, è stata riscoperta solo nel 2016 e ora, secondo l'accusa, rappresenterebbe la prova delle pressioni psicologiche esercitate su Tuzi da Quatrale, il quale deve rispondere anche di istigazione al suicidio, oltre al concorso nell'omicidio di Serena.

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Secondo l'accusa la mattina del 1° giugno del 2001, il giorno della scomparsa di Serena, Tuzi e Quatrale si trovavano in caserma e avrebbero sentito i rumori di una colluttazione, che avrà un esito mortale per Serena, provenire dall'alloggio dei Mottola. I due carabinieri, secondo il pm, invece di impedire o quantomeno denunciare quanto era accaduto, avrebbero redatto un falso ordine di servizio per far figurare che, al momento dell'omicidio, dalle 11 alle 13.30, erano usciti per una missione.

Il colloquio nell'auto di Quatrale

Il primo a raccontare che quella mattina lui e Quatrale si trovavano in caserma fu proprio Tuzi il 28 marzo di quell'anno, il 2008. Tuzi disse di aver visto una ragazza. Era Serena? Il brigadiere stava dicendo la verità? Per sondare il campo entrò in scena Quatrale del quale, all'epoca, evidentemente s'ignorava il potenziale coinvolgimento. Quatrale si rese disponibile a far installare sulla propria auto, una Lancia Lybra, una cimice. Questo allo scopo, scrive la Procura, «di carpire le conversazioni che avrebbe tenuto con Tuzi».

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Ecco una parte della conversazione ascoltata ieri. Quatrale chiede a Tuzi: «Ma è una ragazza o Serena?».Tuzi dice: «È na ragazza». Quatrale approfondisce: «Gli hai detto (riferendosi all'interrogatorio del 28 marzo, ndr) che è entrata Serena in Caserma?». Tuzi: «Poi loro m'hanno detto: com'era bionda, era mora? Prima c'ho detto che non mi ricordavo, poi ho detto io: boh».
Nell'intercettazione si parla anche del ruolo dell'ex maresciallo Franco Mottola. A tirarlo in ballo è Quatrale: «Ma tu con Mottola ne avevi parlato de sta ragazza che era venuta la mattina?». Questa la risposta di Tuzi: «Ma no! Non c'ho parlato con Mottola, e non l'ho detto a nessuno».

Tuzi sembra confuso e Quatrale gli ricorda che le sue dichiarazioni rischiano di mettere nei guai anche lui: «Santi', - dice il collega - tu puoi dire questo qua però, eh, rifletti pure che comunque chi stava».
Al che Tuzi risponde: «Eh! Ma se non ricordo! Ma se non mi ricordo effettivamente...».

Tuzi dice che tra le 11 e le 13,30 erano in caserma, mentre Quatrale dice che erano usciti di pattuglia. Nell'intercettazione, fatta ascoltare ieri in aula, si controbatte su alcune attività svolte dalla pattuglia Quatrale-Tuzi. Tra esse una notifica ad un uomo di Arce. Quatrale chiede: «Capito? Io c'ho scritto: non presente in casa. Quel non presente in casa sta cancellato, qualcuno c'ha c'ha messo la cancellatura, quella ce l'hai fatta tu? O non ti ricordi? Non ti ricordi». Tuzi: «Non mi ricordo». L'incontro si conclude con un tono preoccupato del brigadiere, il collega gli chiede se si rivedranno. Lui risponde: «Può darsi, se ci rivediamo».

La registrazione dimenticata per otto anni

Una frase inquietante letta con il senno di poi. Tre giorni dopo quel colloquio Tuzi si tolse la vita. Un suicidio che venne sbrigativamente archiviato come faccenda personale E quell'intercettazione finì nel dimenticatoio. Circostanza su cui ieri, al termine dell'ascolto, si è soffermato anche il maresciallo Massimo Polletta di nuovo in aula per il controesame: «Non abbiamo capito la logica di quella intercettazione, soprattutto com'è stata organizzata. Si tratta di una intercettazione non genuina. Nel 2009 non venne inserita nell'informativa, ma non può essere stata una dimenticanza».

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Solo nel 2016, otto anni dopo, quell'intercettazione è stata ripescata diventando uno degli elementi principali dell'accusa. Secondo la procura infatti quel colloquio sarebbe la prova di un presunto tentativo di Quatrale di far ritrattare Tuzi. Pressione che, invece, sempre secondo l'accusa, ha avuto conseguenze tragiche.

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