Omicidio di Serena Mollicone, il cadavere occultato e l'auto di Mottola sparita nel nulla

Lunedì 27 Luglio 2020 di Pierfederico Pernarella

«Prepariamoci a un processo senza prove». Così, Carmelo Lavorino, consulente della difesa della famiglia Mottola, ha tuonato subito dopo il verdetto del Gup di Cassino che ha disposto il rinvio a giudizio dell’ex maresciallo, la moglie e il figlio, oltre ai due carabinieri, Vincenzo Quatrale e Francesco Suprano per l'omicidio di Serena Mollicone.

Secondo la difesa dell’ex comandante della Stazione di Arce l’impianto accusatorio si regge solo su deboli indizi.

Se così stanno le cose lo stabiliranno i giudici della Corte d’Assise che dal 15 gennaio saranno chiamati a condurre un processo che si preannuncia lungo e combattuto. E con tanti pezzi mancanti. Alcuni dei quali di fondamentale importanza per la ricostruzione del delitto.

Serena Mollicone, la sorella: «Mio padre sarà contento e ci sosterrà da lassù»
«Serena Mollicone fu uccisa in caserma». A giudizio 3 carabinieri di Arce, prima udienza il 15 gennaio

Tutto ruota intorno all’ipotesi che Serena sia stata uccisa in caserma. E su questo s’incentrerà la battaglia in aula. Nel corso del dibattimento, però, pur non essendo stato contestato l’occultamento di cadavere (reato prescritto), seguendo la dinamica del delitto ipotizzata dalla Procura, dovrà essere chiarito come la famiglia Mottola si sarebbe disfatta del cadavere.

Il corpo della ragazza venne trovato il 3 giugno 2001, due giorni dopo la sua scomparsa, nel bosco di Anitrella, al confine tra Arce e Monte San Giovanni Campano. Nell’informativa finale i carabinieri possono solo fare delle ipotesi seguendo la logica degli eventi e dando atto di alcune inspiegabili circostanze. Secondo i militari dell’Arma il corpo di Serena venne portato sul luogo in cui è stato ritrovato la sera stessa.

Le fasce orarie ipotizzate sono due: «tra le 20.30 (quando l’appuntato Suprano è andato via) e le 22 (quando Guglielmo Mollicone si reca in caserma per denunciare la scomparsa di Serena) oppure tra le 23:20 (ultima telefonata del 1° giugno effettuata dal telefono della Stazione) e la 00:40 (quando Franco Mottola e la moglie rientrano in caserma con la loro auto, una Lancia K)». Gli investigatori ipotizzano che il cadavere sia stato trasportato con questa auto, in uso a Franco Mottola.

C’è un piccolo dettaglio però: la Lancia K è sparita dalla circolazione in circostanze che non è stato possibile chiarire. I militari si mettono sulle tracce dell’auto solo nel 2016 ed effettuano alcune perquisizioni a Teano, paese d’origine dei Mottola. Gli accertamenti partono perché dalle verifiche al Pra, (eseguite come detto solo nel 2016), risulta che «il veicolo era stato radiato nel 2005, dopo solo 7 anni dalla prima immatricolazione e riconsegnate le targhe per mantenerlo in uso su area privata», come dichiarato da un parente di Franco Mottola.

Ai carabinieri Mottola disse che aveva consegnato l’auto a una rivendita di Teano. Circostanza confermata dal titolare, il quale però aggiunse pure che due mesi dopo lo stesso ex maresciallo tornò a prendersela con un carro attrezzi, come provato da una ricevuta.

E il parente che aveva firmato le pratiche per la riconsegna delle targhe? Nella sua proprietà la Lancia K non è stata ritrovata e quando i carabinieri gli hanno mostrato le carte «ha fatto rilevare che le firme apposte non erano le proprie e non ricordava di aver richiesto la cessazione dalla circolazione della Lancia K poiché la macchina l’aveva in uso Franco Mottola».

Ultimo aggiornamento: 29 Luglio, 08:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA