Omicidio Mollicone, il maresciallo che riaprì il caso: «C'è stato un grande depistaggio»

Omicidio Mollicone, il maresciallo che riaprì il caso: «C'è stato un grande depistaggio»
di Vincenzo Caramadre
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Sabato 9 Ottobre 2021, 10:53 - Ultimo aggiornamento: 14:11

Dopo la scoperta del cadavere di Serena Mollicone ci fu «il grande depistaggio». Questa l'espressione utilizzata ieri in aula dal maresciallo Gaetano Evangelista, l'ex comandante della stazione dei carabinieri di Arce che subentrò a Franco Mottola e riaprì le indagini sul giallo di Arce.

Il maresciallo Evangelista, dopo l'udienza fiume della volta scorsa, è tornato sul banco dei testimoni per rispondere alle domande delle parti civili e delle difese dei cinque imputati (Franco, Marco e Annamaria Mottola, Vincenzo Quatrale e Francesco Suprano).

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Ebbene secondo Evangelista chi lo aveva preceduto al comando della Stazione di Arce, il maresciallo Franco Mottola, avrebbe volontariamente sottovalutato alcuni elementi, emersi all'indomani della scoperta del cadavere di Serena, che potevano essere utili alle indagini.

Il racconto del carrozziere Carmine Belli mai preso in considerazione

Tra questi ad esempio la testimonianza del carrozziere Carmine Belli (poi arrestato e processato ingiustamente per l'omicidio di Serena).

«Le dichiarazioni di Belli sono di primaria importanza - ha raccontato il maresciallo Evangelista - Ci dice che la mattina del primo giugno la ragazza era dinanzi al bar a Chioppetelle. Doveva essere ascoltato, invece il 6 giugno, dopo aver visto la foto di Serena, è lui che va in caserma a dire e Mottola verbalizza. Belli dice anche che è in grado di riconoscere il ragazzo che era insieme alla ragazza qualora gli avessero mostrato il fascicolo fotografico. Ma non è stato fatto».

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Poi il maresciallo Evangelista si è soffermato sugli ordini di servizio del primo giugno 2001 redatti dalla pattuglia composta dal maresciallo Quatrale e dal brigadiere Tuzi. «Sono giunto alla conclusione che l'ordine di servizio numero uno del primo giugno sia falso perché è teso a dimostrare la loro presenza fuori dalla caserma», ha aggiunto Evangelista. Tuzi e Quatrale invece si sarebbero trovati in caserma tanto è vero, ha detto il maresciallo, che quella mattina al comando «è arrivata una telefonata dall'abitazione Tuzi alla quale risulta una risposta».

Il maresciallo Evangelista incalzato dagli avvocati della difesa

Gli avvocati della famiglia Mottola, Francesco Germani e Mauro Marsella, hanno contestato le dichiarazioni rese dal maresciallo Evangelista sulle morti per overdose negli anni in cui Franco Mottola comandava i carabinieri di Arce: dei nove decessi indicati, tre sono avvenuti nel 2005 e alcuni fuori da Arce. «Sicuramente ci sarà stato un errore nella trascrizione della date» ha risposo Evangelista. Secca la replica dell'avvocato Germani: «I suoi sono errori, mentre Mottola avrebbe depistato».

Grande attenzione poi è stata riservata alle dichiarazioni rese alla scorsa udienza sulla presunta pericolosità sociale di Marco. Sempre l'avvocato Germani ha ribadito che è una libera deduzione dell'ex comandante della stazione di Arce. «Siamo in un'aula di giustizia e per definire una persona socialmente pericolosa bisogna rispecchiare i presupposti giuridici, ma non mi pare che Marco Mottola abbia precedenti o sia stato condannato», ha spiegato l'avvocato Germani.

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Altra contestazione ha riguardato il presunto litigio che ci sarebbe stato tra Marco e Serena. «Ho ascoltato il teste D'Ammassa, mi ha riferito in via confidenziale del litigio, ma poi non ha voluto sottoscrivere il verbale» ha aggiunto Evangelista. Il teste, però, ascoltato recentemente dalla Corte d'Assise, ha riferito di «non aver mai visto il litigio».

Altre contestazioni sono arrivate dall'avvocato Piergiorgio Di Giuseppe, il quale ha fatto domande sul memoriale del comandante, ma anche sulle persone che hanno ricercato Serena. I legali di Suprano, hanno, invece, incalzato Evangelista con le domande sulla porta spostata e riconsegnata, spontaneamente, proprio da Suprano nel 2008.
 

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