Processo Mollicone, l'ex maresciallo Mottola: «Siamo innocenti. La porta non è l'arma del delitto»

L'ex maresciallo Mottola, dinanzi alla corte d'assise di Cassino
di Vincenzo Caramadre
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Mercoledì 18 Maggio 2022, 10:50 - Ultimo aggiornamento: 11:10

"Siamo innocenti". Così ha esordito l'ex maresciallo Franco Mottola a processo, dinanzi alla corte d'assise di Cassino, assieme alla moglie Anna Maria e il figlio Marco per l'omicidio di Serena Mollicone, la 18enne di Arce assassinata il primo giugno 2001. Ha rilasciato spontanee dichirazioni, per un totale di 10 minuti, e affrontato le varie questioni relative alle accuse che gli vengono mosse.

In primis le dichirazioni dell'ex brigadiere Santini Tuzi, il militare in servizio ad Arce nel 2001 che rivelò nel 2008, pochi giorni prima di suicidarsi, di aver visto una ragazza entrare in caserma, descrivendola come Serena. 

"Tuzi  - ha detto Mottola - purtroppo ha fatto moltissima confusione e dopo sette anni, improvvisamente, dopo pressioni, battute e minacce che sono agli atti o per il solo timore di essere incriminato per l’omicidio, riferisce vagamente di una ragazza entrata presso lo stabile della Caserma senza però mai dire che ciò fosse accaduto il primo giugno e che ella fosse Serena Mollicone: le registrazioni delle sua sommarie informazioni, che sono incontrovertibili, lo dimostrano senza alcuna ombra di dubbio".

Poi ha parlato della porta contro la quale, per la Procura, Serena Mollicone sarebbe stata sbattuta bel corso di un litigio con Marco Mottola, figlio del maresciallo. "Un giorno - ha aggiunto -  mi sembra un sabato pomeriggio del marzo 2001, litigai con mio figlio Marco perché aveva preso la decisione di non frequentare più la scuola, la quale cosa mi fece arrabbiare enormemente. Eravamo da soli in casa e lui, poiché mi vide diventare rosso dalla rabbia, se ne andò intimorito per una mia reazione. Dopo pochi minuti la rabbia era aumentata, al ché sferrai un fortissimo pugno contro la porta del bagno posto nel corridoio, così provocando il danno. Non ricordo bene la dinamica del fatto, ricordo che colpii la porta con la parte inferiore del pugno, quella carnosa sotto il mignolo e che la mano era quella destra".

Infine l'appello: "Intendo  ribadire la mia innocenza e quella della mia famiglia rispetto al barbaro omicidio della povera ragazza che in questa sede, ingiustamente, ci viene attribuito. Serena ha bisogno di giustizia ma anche noi, che siamo innocenti, reclamiamo forte la nostra estraneità ai fatti per cui è processo".

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