Omicidio Serena Mollicone, Corte d'Assise pronta per il processo: ci sarà il giudice che ha rinunciato alla pensione

Mercoledì 27 Gennaio 2021 di Vincenzo Caramadre
Serena Mollicone

Processo per il delitto di Serena Mollicone: si procede spediti verso la prima udienza in calendario per il 19 marzo prossimo.
La carenza di giudici al Tribunale di Cassino non ferma, quindi, il processo dopo il rinvio del 15 gennaio scorso. A presiedere la massima Corte del Tribunale di Cassino sarà, come noto dallo scorso 24 dicembre, il presidente del Tribunale, Massimo Capurso, il quale in assenza di altra soluzione - vale a dire l’invio di un magistrato con un’anzianità tale da poter assumere il ruolo di presidente - ha rinunciato al pensionamento.
Il giudice a latere, vale a dire l’altro magistrato togato, invece, sarà Vittoria Sodani, attualmente magistrato dell’ufficio Gip-Gup del Tribunale di Cassino.

Designati anche i sei giudici popolari (più due supplenti). In blocco saranno tutti i cittadini che hanno già preso parte al processo per la morte del piccolo Gabriel Feroleto (conclusosi con la condanna all’ergastolo per Nicola Feroleto, padre del bambino).

I giudici popolari, come noto, sono estratti a sorte tra i cittadini italiani iscritti in un apposito elenco, non c’è alcuna distinzione di sesso, ma l’età dev'essere compresa tra i 30 e i 65 anni e bisogna essere in possesso del diploma di licenza media.

«Non possono assumere - dice la legge - l’ufficio di giudice popolare i magistrati e, in generale, i funzionari in attività di servizio appartenenti o addetti all'ordine giudiziario, gli appartenenti alle forze armate dello Stato e a qualsiasi organo di polizia, in attività di servizio. i ministri di qualsiasi culto e i religiosi di ogni ordine e congregazione. L'ufficio di giudice popolare è obbligatorio”.

La Corte d’assise del Tribunale di Cassino presieduta dal giudice Capurso, dovrà pronunciarsi su uno degli omicidi più efferati e soprattutto irrisolti degli ultimi vent’anni in Ciociaria.

L’omicidio di Serena Mollicone risale al primo giugno 2001 ad Arce. Le lunghe e complesse indagini, sfociate nel rinvio a giudizio chiesto e ottenuto dalla Procura di Cassino, nella persone del sostituto procuratore Beatrice Siravo, hanno portato ad ipotizzare che la 18enne sia stata assassinata nella caserma dei carabinieri di Arce dopo un alterco con il figlio (Marco Mottola) dell’ex comandante della stazione dai carabinieri Franco Mottola.

Cinque in totale gli imputati e sono: Marco, Franco e Anna Maria Mottola (assistiti dall’avvocato Francesco Germani, con la consulenza del criminologo Carmelo Lavorino) i quali sono accusati di concorso in omicidio volontario.

L’ex luogotenente Vincenzo Quatrale (assistito dagli avvocati Paolo D’Arpino e Francesco Candido), all’epoca dei fatti in servizio ad Arce, è accusato di concorso morale nell’omicidio della 18enne e d’istigazione al suicidio del brigadiere Santino Tuzi; il carabiniere Francesco Suprano (assistito dall’avvocato Cinzia Mancini), risponde di favoreggiamento. Parti civili, già costituite, sono rappresentate dagli avvocati Dario De Santis, Sandro Salera, Elisa Castellucci.

Parte Civile è anche l’Arma dei Carabinieri tramite l’avvocatura dello stato. Proprio l’Arma, infatti, in base al capo d’imputazione, ritiene sia stata lesa l’immagine, in quando si sospetta che l’omicidio sia avvenuto in un alloggio della caserma.

Ultimo aggiornamento: 15:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA