Camorra, il sindaco Ottaviani replica a distanza all'ex prefetto: «Non c'è un caso Ciociaria»

Camorra, il sindaco Ottaviani replica a distanza all'ex prefetto: «Non c'è un caso Ciociaria»
di Matteo Ferazzoli
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Domenica 7 Novembre 2021, 09:00 - Ultimo aggiornamento: 17:25

Le parole, molto dure, pronunciate qualche giorno fa dal prefetto uscente, Ignazio Portelli, sulle infiltrazioni della criminalità organizzata in Ciociaria non potevano passare inosservate. «Le mafie qui - ha detto Portelli - non sparano, ma investono, comprano, nel silenzio generale». Non tutti però si sentono di condividere l'asprezza di queste affermazioni. È il caso del sindaco di Frosinone, Nicola Ottaviani.

Sindaco, cosa ne pensa delle parole del prefetto uscente? In Ciociaria c'è stata una sottovalutazione dell'infiltrazione criminale?

«Quando c'è un richiamo alla legalità è sicuramente utile. È però da rivedere il profilo della generalizzazione. Non si può elevare a regola o a sistema qualche caso isolato che non si verifica soltanto dalle nostre parti. Perché quando c'è un episodio di infiltrazione malavitosa o di criminalità organizzata in Lombardia, in Veneto, in Emilia, si stigmatizza il fenomeno e il caso specifico, mentre quando tutto questo può riguardare, a livello occasionale o accidentale, la provincia di Frosinone, si tende a trasformare il tutto come se fosse un fenomeno di territorio nella sua interezza? Dobbiamo quindi essere cauti: distinguere l'eccezione dalla regola. Ci associamo, sotto un punto di vista etico e sociale, ai richiami alla legalità. Ma siamo assolutamente distanti da quelle che sono delle valutazioni semplicistiche e estremamente riduttive di quella che è la produttività del nostro territorio».

Come inquadrare allora, secondo lei, la situazione in Ciociaria?
«Le indagini statistiche non vedono di certo la provincia di Frosinone ai primi posti in Italia per infiltrazioni della criminalità organizzata. Il messaggio che deve passare è: continuare a investire risorse, anche culturali, nella direzione di chi, non solo rispetta la legalità, ma è convinto che il nostro territorio possa continuare a proiettarsi avanti verso una ripresa economico-finanziaria notevole, senza il bisogno di contaminazione particolari. Anzi, respingendo al mittente contaminazione che è bene che continuino a rimanere fuori dal perimetro provinciale. Bisogna evitare di far venire meno un'immagine di grande operosità, industriosità e legalità che questo territorio ha il vanto di portare avanti».

Per lei, dunque, non c'è e non c'è stato un silenzio generale e delle istituzioni davanti le infiltrazioni camorristiche, come invece ha affermato il prefetto uscente?
«Credo che tutte le istituzioni si siano spese per evitare queste contaminazioni e, quando si parla di istituzioni, non è che la Prefettura sia scevra dai profili istituzionali. Questo deve esser chiaro: la coesione sociale di un territorio passa anche per quella istituzionale. Non ci possono essere posizioni, avanzate o di retroguardia, rispetto a quello che è il patto tra le istituzioni, che deve essere quotidiano, e non solo al termine di un mandato di 3 anni. Questo per continuare a onorare il principio del primato della legalità. In questa Provincia dimora il primato dell'operosità, della legalità e, quando c'è bisogno di prendere le distanze rispetto a situazioni che, in qualche modo, possano far scendere l'attenzione davanti a tematiche così importanti, è giusto che tutti prendano posizione. Facendolo però 365 giorni all'anno».
 

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