Operazioni inesistenti sull’asse Italia-Cina: evasione milionaria e 9 arresti a Frosinone

Le misure sono state eseguite, oltre che in Ciociaria, ad Albano Laziale, San Cesareo, Napoli, Roma, e Latina

Operazioni inesistenti sull’asse Italia-Cina: evasione milionaria e 9 arresti a Frosinone
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Venerdì 24 Maggio 2024, 07:00

Fatture inesistenti, società “cartiere” e un giro d’affari che partiva da Frosinone per arrivare fino in Cina, nella regione di Hong Kong. È quanto scoperto dai finanzieri del comando provinciale di Frosinone, nell’ambito di un’indagine delegata dalla Procura di Roma che ieri ha portato all’esecuzione di 9 misure cautelari e al sequestro patrimoniale per 3 milioni di euro. Tre persone sono in carcere - una di Frosinone, una di Ceccano e un’altra di Ciampino - e sei ai domiciliari. Le misure sono state eseguite, oltre che in Ciociaria, ad Albano Laziale, San Cesareo, Napoli, Roma, e Latina. Le ipotesi di reato vanno dalla frode fiscale all’auto-riciclaggio internazionale.

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IL SISTEMA

La Finanza aveva avviato un’attività di monitoraggio nei confronti di una società avente la sede nel capoluogo ciociaro, poi il lavoro si è esteso ai principali clienti - tutti grossisti di origine cinese - dell’azienda che si occupa di import ed export.

Si è scoperto che all’azienda principale, con sede a Frosinone, faceva capo una società strettamente connessa alla stessa e usata come “cartiera”. Vale a dire preposta all’emissione di fatture per operazioni inesistenti, emesse sempre nei confronti di una ristretta platea di clienti.

Altre aziende, invece, facevano da “perno” per veicolare capitali verso terze società ubicate nell’est asiatico. A insospettire i finanzieri sono state, proprio, le operazioni che le aziende ciociare facevano sempre e solo con le stesse ditte cinesi. Fatture per centinaia di migliaia di euro, ma operazioni che in realtà non esistevano.

GLI ACCERTAMENTI

Le indagini hanno consentito di individuare e quantificare l’emissione ed il successivo utilizzo proprio di fatture per operazioni inesistenti per un importo di circa 18 milioni di euro, con connessa evasione di imposte per circa 4 milioni. Sono stati ricostruiti, inoltre, i flussi finanziari dirottati verso l’Asia. Le società che hanno ricevuto il denaro oggetto di auto-riciclaggio, inoltre, sono risultate essere tutte operanti nella produzione e nel commercio all’ingrosso di prodotti tecnologici e per la casa, senza alcun rapporto commerciale con la “cartiera” e quelle che facevano da “perno”. In pratica attraverso crediti di imposta e più passaggi societari, i soldi venivano spostati dall’Italia alla Cina.

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