Pincarelli: «Non ho ucciso io Willy, prego per lui e la sua famiglia»

Pincarelli: «Non ho ucciso io Willy, prego per lui e la sua famiglia»
di Marina Mingarelli
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Sabato 27 Novembre 2021, 09:39 - Ultimo aggiornamento: 10:28

«Sono a posto con la coscienza. Io non ho ucciso Willy, non ho ucciso nessuno».
Mario Pincarelli, uno dei quattro giovani accusati dell'omicidio del 21enne di Paliano, si difende dal carcere.

Il ragazzo, difeso dall'avvocato Loredana Mazzenga, all'Adnkronos racconta la sua vita dietro le sbarre, prima a Rebibbia, poi a Regina Coeli: «In carcere le giornate passano tutte uguali, sveglia, colazione, doccia - racconta - Sistemo la cella, passeggio un pò, vado all'aria e parlo con qualcuno. Dopo pranzo già aspetto la sera, preparo la cena, dopo di che mi metto a letto e penso a tutto. Solo il pensiero che prima o poi la verità verrà fuori, mi fa andare avanti».

Pincarelli continua a dirsi innocente: «Mi dispiace per la mia famiglia, per mia madre, per mio padre e mia sorella. Ripenso spesso a quello che è successo. Ci penso ogni sera prima di chiudere gli occhi, penso a Willy e prego per lui, la sua famiglia e anche per la mia. Se potessi tornare indietro, farei di tutto per evitare quello che è successo e soprattutto per evitare di essere coinvolto. Mia madre e la mia famiglia stanno soffrendo, per il fatto che io sono in carcere, ma io sono vivo. Immagino quindi il dolore della mamma, del papà e della sorella, sapendo che Willy non c'è più».

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Lo sguardo con la mamma di Willy

«Per la prima volta in tribunale  - ha continuato Pincarelli - ho guardato negli occhi la mamma e la sorella di quel ragazzo. Ho cercato il loro sguardo per far sapere loro che mi dispiace per ciò che è successo. E gliel'ho detto anche in aula, ma non sono bravo a parlare. Ho sperato fino alla fine che ognuno si assumesse le responsabilità di ciò che ha fatto. Quanto a me al momento dell'aggressione non ho visto nulla perché ero di spalle. Ma nessuno merita di morire in quel modo. Non penso però che ci fosse la volontà di ucciderlo. Non credo che Marco, Gabriele o Francesco avessero avuto questa intenzione, perché da quello che so Willy non aveva fatto niente a nessuno, neppure lo conoscevano, nemmeno io lo conoscevo. Qui dal carcere ho scritto tante lettere alla famiglia di Willy, ho cercato di stargli accanto, di fargli sentire il mio dispiacere per la vicenda. Non ho ucciso io il figlio. Se fossi il responsabile, lo ammetterei».

«Ero ubriaco, ma non metto in pericolo nessuno»

«Quella sera avevo bevuto - continua Pincarelli - È vero, mi piace bere. Lo faccio tutti i fine settimana. Lavoro dal lunedì al venerdì ed il fine settimana mi piace divertirmi. Bevo, anche tanto quando voglio. Ma non metto in pericolo nessuno, non ho nemmeno la patente, so che mi riporta a casa qualche amico e quindi mi lascio andare».

Poi l'operaio di Artena punta l'indice su chi influenzato dai suoi tatuaggi lo reputa un ragazzaccio. «Mi piacciono molto ma so che purtroppo anche per questi sono malvisto e sicuramente il mio aspetto ha pesato sull'accusa. Mi piacerebbe essere giudicato per ciò che sono e per ciò che ho fatto. Non ho ucciso io Willy - Gli ho dato solo una pizza quando mi hanno dato una spinta. È stato in quel momento che l'ho colpito con uno schiaffo».
 

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