La madre di Willy: «Lavorava per aiutarci e diventare un grande chef»

Ieri la testimonianza nel processo in corso presso il tribunale di Frosinone

La madre di Willy: «Lavorava per aiutarci e diventare un grande chef»
di Marina Mingarelli
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Venerdì 5 Novembre 2021, 09:17 - Ultimo aggiornamento: 14:38

«Aveva soltanto 4 anni quando sono venuta a vivere a Paliano. Lo conoscevano tutti, aveva tanti amici, era un ragazzo buono e generoso. Se avevo bisogno si offriva di farmi delle commissioni e mi accompagnava in macchina a fare la spesa».

Per la prima volta Lucia Monteiro Duarte, la madre di Willy, il ragazzo ucciso dal branco il 6 settembre dello scorso anno davanti ad un locale di Colleferro, ha parlato di suo figlio. Lo ha fatto ieri nell'aula del tribunale di Frosinone, davanti alla Corte d'assise, alla giuria popolare, ai pubblici ministeri, ai legali. Lo ha fatto sopratutto davanti ai quattro giovani accusati dell'omicidio di suo figlio: Marco e Gabriele Bianchi, Mario Pincarelli (collegati dal carcere in videoconferenza) e Francesco Belleggia, presente in aula essendo l'unico a beneficiare dei domiciliari.

«Eravamo insieme ai fratelli Bianchi, dopo la lite erano agitati e abbiamo visto Willy a terra»

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«Willy - ha continuato la madre - da un anno a mezzo lavorava presso il ristorante Hotel degli Amici ad Artena. Ma anche quando andava a scuola nei fine settimana andava a lavorare in un ristorante a Paliano. Quando poi quel locale ha chiuso ha deciso di fare una esperienza di tre mesi in Calabria sempre nel campo della ristorazione. Al ritorno mi ha detto che è stata dura ma da quella esperienza aveva imparato molte cose, il suo obiettivo era quello di migliorarsi e diventare un grande chef».

Anche il padre Armando Monteiro Duarte ha avuto dolci ricordi per il suo Willy. «Mio figlio- ha detto - era bravissimo a scuola, quando poi ha iniziato a lavorare si era aperto un conto corrente e metteva da parte i soldi. Amava stare con gli amici, appena staccava dal lavoro si riuniva con loro per giocare a pallone».

I due coniugi sono stati ascoltati in qualità di testimoni della parte civile rappresentata dagli avvocati Vincenzo Galassi e Domenico Marzi.

Anche Nazareno Amici, titolare dell'albergo dove Willy lavorava come cuoco, lo ha descritto come un giovane a modo: «Ho avuto alle dipendenze Willy circa due anni, fin quando è morto. È sempre stato un ragazzo educato, ha sempre aiutato il prossimo e gli stessi collaboratori. Ma non solo, perché con i soldi che guadagnava aiutava la famiglia».

Il medico legale: «Fatale un colpo al torace»

Sempre per la parte civile è stato ascoltato il professore. Antonio Grande in qualità di consulente medico-legale. Secondo Grande «Willy sarebbe stato ucciso non con un colpo dato da dietro, dove la rigidità della colonna vertebrale protegge gli organi, ma con almeno uno frontale, al torace. Una morte non istantanea, ma comunque rapida, considerate le infiltrazioni emorragiche evidenti analizzando l'esame autoptico sul corpo della vittima».

Inoltre il medico legale ha fatto notare «la sproporzione oggettiva che c'è tra le lesioni» sull'esterno del corpo rispetto a quelle interne dove, ha detto il consulente della parte civile, sono state trovate «lesioni molteplici e di diversa entità che diventano non più ecchimosi ma infiltrazioni emorragiche e infarcimenti». Come a dire che Willy è stato raggiunto da colpi ben assestati.
 

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