Pastore ucciso e fatto a pezzi perché i suoi cavalli avevano sconfinato a Frosinone: risarcimento di 100mila euro

Pastore ucciso e fatto a pezzi perché i suoi cavalli avevano sconfinato a Frosinone: risarcimento di 100mila euro
di Marina Mingarelli
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Lunedì 30 Agosto 2021, 11:35 - Ultimo aggiornamento: 31 Agosto, 12:49

Omicidio di Armando Capirchio: il giudice, dopo la richiesta di risarcimento danni da parte dell'avvocato di parte civile Filippo Misserville ha disposto una provvisionale di centomila euro per ciascuno dei due figli della vittima. Ora, dopo la provvisionale, si è in attesa che il magistrato stabilisca l'intera entità del risarcimento.

I genitori dell'allevatore ucciso a Vallecorsa (Frosinone), pur essendo persone offese, hanno deciso di non costituirsi parte civile. Al momento si sa che l'abitazione dell'assassino, Michele Cialei , ed il suo appezzamento di terreno sono stati posti sotto sequestro. Proprio per il pagamento della provvisionale.

Ucciso e fatto a pezzi


La vicenda come si ricorderà risale al 24 ottobre del 2017 quando Armando Capirchio che era uscito la mattina per far pascolare i suoi cavalli, scompare improvvisamente. Le indagini portate avanti dai carabinieri del comando provinciale portano a Michele Cialei, un pastore di 54 anni con il quale in passato aveva avuto delle discussioni molto accese con l'allevatore per questioni di pascolo.

E veniamo al marzo del 2018, quando il corpo di Capirchio che era stato fatto a pezzi, viene trovato in un dirupo profondo sette metri in località Ambrifi, in territorio di Lenola (Latina). A seguito degli elementi raccolti dagli investigatori Michele Cialei viene arrestato. Difeso dagli avvocati Giampiero Vellucci e Camillo Irace l'uomo si è sempre avvalso della facoltà di non rispondere. Soltanto dopo circa un anno dalla detenzione è crollato ed ha confessato l'efferato delitto.

Agli inquirenti racconta che quel giorno aveva avuto una discussione molto accesa con l'allevatore perché i suoi cavalli avevano sconfinato ed erano entrati nel suo appezzamento di terreno. I toni di quella lite però sono diventati così forti che Cialei in un impeto di rabbia aveva imbracciato il fucile ed aveva colpito Capirchio facendolo cadere a terra. Poi l'aveva finito prendendolo a pietrate.

In primo grado il pastore era stato condannato con il rito abbreviato, a trenta anni di reclusione. Il pubblico ministero Vittorio Misiti aveva chiesto l'ergastolo in quando il delitto sarebbe stato consumato con una ferocia inaudita . Ma nel processo in corte d'Appello sono state riconosciute delle attenuanti generiche per le quali i giudici capitolini hanno dimezzato la pena a 17 anni di carcere.

Tra queste era stato riconosciuto che l'efferatezza del fatto era avvenuta dopo il delitto, quando Capirchio era già cadavere. Altro elemento che avrebbe portato i magistrati ad un ulteriore sconto di pena, l'esatta localizzazione del luogo dove c'era stato lo scontro tra i due. Secondo i difensori coincideva con un terreno affidato per il pascolo al loro assistito.

Dunque, era stato Capirchio ad andare sul terreno dell'assassino. I giudici hanno tenuto conto anche del fatto che qualche anno prima era stato proprio Capirchio ad aggredire fisicamente Cialei con una accetta. A seguito di tali fatti il pastore venne ricoverato in ospedale.

Nel processo di primo grado, ricordiamo, è stato trascinato alla sbarra anche il figlio Terenzio di 20 anni accusato di vilipendio e soppressione di cadavere. Il giovane, che ha rinunciato al ricorso in Appello era stato condannato a due anni e sei mesi di reclusione. Tornando all'Appello va detto che nessuno ha impugnato la sentenza presentando il ricorso, quindi il caso Capirchio non finirà in Cassazione. Pertanto, caso chiuso.
 

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