Omicidio di Serena Mollicone, la difesa: «Accuse troppo generiche>

Sabato 8 Febbraio 2020 di Vincenzo Caramadre
Un capo d'imputazione, relativo all'omicidio, generico e poco determinato (non si indica chi, tra li indagati, avrebbe colpito Serena), ma anche dubbi sull'utilizzabilità delle dichiarazioni rese a verbale da alcuni testimoni, su tutti quelle del brigadiere Santino Tuzi. Sono, questi, argomenti importanti, toccati ieri davanti al Gup.
Quella di ieri davanti al Gup del Tribunale di Cassino, per il Giallo di Arce, è stata un'udienza lampo; nonostante ciò sono state sollevate, dalla difesa della famiglia Mottola e del luogotenente Quatrale, importanti questioni di diritto. Presenti tre dei cinque imputati: Francesco Suprano (assistito dagli avvocati Eduardo Rotondi ed Emiliano Germani), Vincenzo Quatrale e Franco Mottola. Assenti Marco e Anna Maria Mottola. L'unico a rilasciare una telegrafica dichiarazione all'ingresso è stato l'ex maresciallo: «Sono sereno» ha detto.

LE QUESTIONI PRELIMINARI
Alle 9.40 è iniziata l'udienza (durata 35 minuti), nel corso della quale l'avvocato Francesco Germani, per conto della famiglia Mottola (Franco, Marco e Anna Maria) ha sollevato la questione preliminare sul capo d'imputazione nella parte in cui viene contestato l'omicidio volontario. Per la difesa non vengono specificati i singoli ruoli, vale a dire chi ha colpito Serena facendole sbattere il capo contro la porta e chi, invece, le ha stretto la busta di plastica attorno alla testa provocandone la morte per asfissia.
Gli avvocati Paolo D'Arpino e Francesco Candido, per conto dell'ex luogo tenente Quatrale hanno ritenuto di dover contestare l'utilizzabilità del verbale redatto dopo la testimonianza di Tuzi (il brigadiere morto).
Insomma questioni diritto e di procedura sulle quali il 21 febbraio prossimo, come da calendario stilato dal Gup Domenico Di Croce, ci sarà la replica dei pubblici ministeri Beatrice Siravo e Maria Carmen Fusco (da ieri pubblica accusa nel processo).
Solo dopo il Gup deciderà se accoglierle o meno.
Nessuna eccezione è stata sollevate dalle parti civili: dall'avvocato Dario De Santis per Guglielmo e Antonio Mollicone, dall'avvocato Sandro Salera per Consuelo Mollicone (sorella di Serena), dall'avvocato Federica Nardoni, che assiste la signora Ermida (zia di Serena), ma anche dall'avvocatura dello Stato per l'Arma dei Carabinieri e dall'avvocato Elisa Castellucci che assiste Fabio e Maria Tuzi.

PAPÀ GUGLIELMO
Quella di ieri è stata ancora un'udienza senza papà Guglielmo Mollicone, ricoverato all'ospedale di Frosinone dopo il malore del 27 novembre scorso. Ma non è mancato il sostegno proprio a Guglielmo Mollicone. Tante le persone arrivate dinanzi al Palazzo di Giustizia di Cassino. Tra esse anche il sindaco di Arce Luigi Germani, l'associazione Penelope Lazio e i cittadini spontaneamente uniti nel gruppo social #siamotuttiguglielmomollicone.
«Guglielmo non è solo, noi tutti chiediamo giustizia per Serena. Oggi siamo qui per testimoniare la vicinanza ad uomo che ha condotto una battaglia di vita per la verità e per la giustizia» ha dichiarato Tonino Ruggiero presidente di Penelope Lazio.

IL SINDACO GERMANI
«La mia presenza - ha aggiungo il sindaco Germani - rappresenta la vicinanza di tutta la comunità di Arce alla famiglia Mollicone. Il Comune, come deliberato, sarà parte civile nell'eventuale processo».
Il 21 febbraio prossimo ci sarà una nuova udienza, per l'occasione il comitato #siamotuttiguglielmomollicone e le associazioni organizzeranno una marcia silenziosa dalla stazione ferroviaria di Cassino, fino a piazza Labriola, dove ha sede il Tribunale. © RIPRODUZIONE RISERVATA