Omicidio di Gabriel Feroleto, il racconto della tragedia

Sabato 20 Giugno 2020 di Vincenzo Caramadre
L’aggressione brutale, il soffocamento e il disperato tentativo di salvare la vita al bambino. E’ la sequenza della ricostruzione eseguita nel corso dell’udienza choc che c’è stata ieri mattinata al Tribunale di Cassino, nell’ambito del processo per l’omicidio del piccolo Gabriel Feroleto, dov’è imputato il padre, Nicola Feroleto, 48enne di Villa Santa Lucia.

I consulenti dei pubblici ministeri Valentina Maisto e Roberto Bulgarini Nomi, nella seconda udienza, hanno ricostruito in aula le cause di morte, ma anche la tempistica dell’omicidio e dei soccorsi.

Sono state proiettate le immagini del bimbo subito dopo la morte con l’esposizione della relazione medico - legale redatta dal dottor Stefano Manciocchi e Gabriele Margiotta.

Frame dell’orrore. Le immagini del corpo di bimbo che scorrono su uno schermo gigante a pochi passi dall’imputato, il padre Nicola Feroleto, che, per tutta l’udienza, è rimasto immobile e la rabbia di nonna Rocca (la madre di Donatella Di Bona, anch’essa sotto processo, ma con rito abbreviato per la morte del figlio Gabriel) e degli zii, tutti parte civile tramite gli avvocati Giancarlo Corsetti, Alberto Scerbo e Luigi Montanelli.

La tempistica dei soccorsi e l’ora della morte in quel drammatico pomeriggio di aprile dello scorso anno in località Volla a Piedimonte San Germano.

Le manovre salvavita sul corpo del bambino iniziarono pochi minuti dopo l’intervento del 118: intorno alle 16. Il piccolo, però, era già in stato di agonia. Incosciente e la morte sarebbe arrivata di li a pochi minuti.

Per sessantasei lunghi minuti, è stato spiegato i aula dai Pm, i medici del 118, intervenuti anche con eliambulanza, tentarono di riportalo in vita.

I medici legali della Procura hanno concluso (davanti alla Corte d’Assise presieduta dal giudice Donatella Perna) con esattezza e meticolosità scientifica, che la morte di Gabriel è avvenuta alle 15 del 17 aprile perché lo stato di agonia può durare anche un’ora.

La morte è stata ricondotta ad asfissia meccanica da compressione contestuale del naso e della bocca per un tempo che oscilla tra gli otto e dieci minuti, dopo i quali scatta lo stato d'incoscienza.

La posizione dell’omicida al momento della compressione delle vie respiratorie potrebbe essere avvenuta in due modi: di fronte al piccolo avrebbe agito con la mano sinistra, se afferrato alle spalle, invece, avrebbe agito con la mano destra.

E’ stata esclusa che la morte da rigurgito del vomito, perché quello trovato nelle vie respiratorie non avrebbe potuto soffocarlo. Escluso, inoltre, che il soffocamento possa essere avvenuto con un calzino, perché non sono stati trovati resti del tessuto.

Oltre ai medici legali che hanno eseguito l’autopsia è stato ascoltato il dottor Giuseppe Tronci della medicina legale Asl di Frosinone intervenuto subito dopo il decesso del piccolo, per l’esame esterno sul corpo.

“Fui chiamato dai carabinieri perché c’era un bimbo morto investito, ma quando arrivai in località Volla a Piedimonte San Germano, sul corpo del bambino non trovai alcun segno d’investimento”, sono state le parole del dottor Tronci.

Ascoltata anche la dottoressa Maria Chiara David la quale si è occupata, sempre per conto della Procura di Cassino, degli esami tossicologici sul corpo del piccolo, ma anche nei confronti di Donatella e di Nicola. Esami per appurare se non loro sangue ci fosse, al momento del fatto, droga o farmaci.

Ma tutti gli esiti hanno dato esito negativo.   

La prossima udienza ci sarà 10 luglio per esame della dottoressa Sacchi, geologa forense, dei medici del 118 e di 4 carabinieri del Ris.


  Ultimo aggiornamento: 21 Giugno, 07:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA