Omicidio del piccolo Gabriel, trovate anche tracce di sangue nella casa

Giovedì 9 Maggio 2019 di Vincenzo Caramadre
Omicidio del piccolo Gabriel: Ris a caccia di prove nell’abitazione di famiglia. Per tutta la giornata di ieri i carabinieri sono rimasti nella modesta abitazione di via Termini in località Volla a Piedimonte San Germano, dove Gabriel viveva con la madre, la nonna e lo zio.
Otto stanze all’interno delle quali gli specialisti dell’Arma dei carabinieri hanno cercato tracce genetiche, ma anche tracce biologiche e impronte digitali. Eseguiti rilievi fotografici. Un accertamento importante, alla presenza degli avvocati, Lorenzo Prospero Chiara Cucchi e Luigi D’Anna e i consulenti delle difese i criminologi forensi Carmelo Lavorino e Roberta Bruzzone, per chiarire definitivamente il luogo dell’omicidio. In particolare hanno destato sorpresa alcune tracce di sangue rinvenute nella camera da letto di Donatella; sangue che comunque non dovrebbe essere di Gabriel, in quanto il bimbo è morto strangolato.
La confessione di Donatella, la madre del piccolo, infatti, non convince Procura e carabinieri.

LA CONFESSIONE
Donatella, infatti, due giorni dopo l’omicidio, il 18 aprile scorso, ha confessato, dopo vari cambi di versione (dall’investimento, allo strangolamento mentre faceva una passeggiata) spiegando che il bimbo è stato soffocato dopo essersi appartata, in auto con Nicola alla presenza del piccolo, in una stradina vicino casa.
L’omicidio, dunque, sarebbe avvenuto fuori dall’abitacolo del mezzo, in un prato dopo che il piccolo aveva iniziato a fare i capricci. Una versione che non convince , anche perché Nicola Feroleto continua a ripetere che lui non «c’era al momento del fatto». Anzi, ha precisato, se ci fosse stato «l’avrebbe salvato».
Per questo la Procura ha disposto l’accertamento nella casa. I Ris quindi hanno isolato tracce sia genetiche sia biologiche, ma anche impronte digitali che dovranno aiutare a capire se Gabriel è morto nell’abitazione di famiglia oppure nel prato di fronte casa. Ma, a questo punto, sarà determinante capire l’ora e la causa della morte. E ciò lo chiarirà solo la relazione del medico legale, che sarà consegnata nelle prossime settimane.

L’ORA DELLA MORTE
La responsabilità di Nicola, in concorso nell’omicidio volontario aggravato, infatti, si gioca sull’ora della morte. Gli investigatori la fanno risalire tra le 14.30 e le 15.30, quando, cioè, Nicola non ha un alibi. Ma la difesa dell’uomo sostiene che una vicina, alle 16.10, ha affermato che il bambino, al momento dei soccorsi, era ancora vivo. La confessione della donna, però, non convince nemmeno i suoi legali. Gli avvocati Lorenzo Prospero e Chiara Cucchi, con il consulente Carmelo Lavorino, hanno eseguito un accesso nell’abitazione.
«Donatella Di Bona - ha spiegato l’avvocato Prospero - ha preso coscienza di quanto avvenuto, ma la sua versione non è convincente perché frutto di condizionamenti esterni. Donatella non ha ucciso suo figlio, di questo ne siamo sicuri. Spetterà alla Procura chiarire chi ha ucciso il piccolo».
«Donatella - ha aggiunto l’avvocato Cucchi - gli ha messo la mano sulla bocca per calmarlo, non per ucciderlo». Nell’abitazione, come accennato, c’è stato l’ingresso del criminologo Lavorino, per conto di Donatella Di Bona. «Stiamo aspettando - ha detto - che emergano tutti i dati info-investigativi; solo dopo proporremo la nostra dinamica dei fatti».

IL RIESAME
Ieri mattina è arrivata anche la decisione del Riesame: i genitori di Gabriel restano in carcere. Le prove raccolte dalla Procura e dai carabinieri hanno retto e il Tribunale del Riesame ha rigettato la richiesta di scarcerazione. Donatella di Bona e Nicola Feroleto restano dietro le sbarre: lei a Rebibbia, lui a Cassino. Vuol dire che il quadro accusatorio della Procura regge. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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