«Oggi siamo tutti Willy, i killer non devono uscire». Niente sconti della Corte: no al rito abbreviato

I gemelli Marco e Gabriele Bianchi
di Raffaella Troili
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Nell'attesa il pensiero va a tutti i figli che non ci sono più, Willy, Emanuele Morganti, Marco Vannini. E tanti altri ancora. Poi cala il silenzio. Mamme e figli, assieme, seduti dove capita sotto il sole che brucia e sembra far male pure lui. Questa volta il bianco candido del Tribunale di Frosinone e del suo spiazzale, non mette pace come quella distesa volutamente pura voluta nel giorno del funerale. Chi è qui vuole giustizia per Willy. Ha lasciato studi, lavoro, impegni per cingersi in un abbraccio almeno virtuale alla famiglia che è dentro.

Ci sono gli amici più cari quelli con cui è cresciuto a Paliano, giocava a pallone, usciva la sera. E le loro madri. Lo piangono ogni giorno, hanno un tatuaggio dedicato a lui, nascosto sotto la maglia, power in rest, perché sono cose loro, i ragazzi sono così, i sentimenti più forti li tengono per sè. E ora il gioco si fa serio. Dieci giugno, prima udienza del processo per la morte di Willy Monteiro Duarte, 21enne di origine capoverdiana, quattro i giovani di Artena accusati di omicidio volontario aggravato dai futili motivi. Intanto, la conferma: niente rito abbreviato e possibile sconto di pena, anche il presidente della corte d'Assise Francesco Mancini, come già fatto dal gip di Velletri, rigetta la richiesta di rito alternativo presentata dalle difese.

I quattro picchiatori professionisti, esperti di arti marziali, con precedenti penali per lesioni e droga, per gli investigatori mossi dal culto della violenza, hanno massacrato fino alla morte il 21enne che sognava di diventare chef. Era intervenuto per difendere un amico. Hanno infierito finché non è rimasto privo di coscienza. Il referto autoptico raggela il cuore. Che «prima o poi con quelli lì ci scappava il morto», era il timore di molti residenti.

A porte chiuse, ma mamme e figli restano tutta la mattina all'esterno, «per far sentire alla famiglia che siamo loro vicino - spiega Nilza Ramos, un'amica dei genitori - e per chiedere giustizia». Hanno portato lo striscione, lo stesso di altre manifestazioni, lo srotoleranno al mattino e quando questa lunga attesa sarà finita. «Noi ci siamo e ci saremo sempre», dicono gli amici cari di Willy con le mamme al seguito, «dobbiamo crederci, lo dobbiamo anche a Emanuele Morganti, allo stesso Vannini che mica l'ha avuta, giustizia...».

Vicini alla famiglia che seguirà l'udienza all'interno ma attraverso uno schermo, per motivi covid. Presente degli imputati solo Francesco Belleggia (ai domiciliari), gli altri, Marco Bianchi dal carcere di Viterbo, il fratello Gabriele e Mario Pincarelli da Rebibbia, tutti di Artena, per ora restano collegati in videoconferenza dal carcere: Mamma Lucia li fissa sullo schermo, il marito china spesso il capo, Milena l'altra figlia sorregge i due docili, miti, alla fine stremati genitori.

LA MAMMA

«Per noi è un giorno triste - dice la mamma del giovane pestato a morte nella notte tra il 5 e il 6 settembre a Colleferro - Willy è con noi e spero ci dia la forza per affrontare questo processo. Provo tristezza, solo tanta tristezza». I ragazzi formano capannelli silenziosi, «Willy non ce lo dimenticheremo mai, il dolore è vivo, noi siamo giovani responsabili e non vogliamo uscire con la paura di non tornare a casa». E le madri, Maria, Luciana, Cinzia, Francesca, testa bassa, tanta rabbia: «Siamo qui per tutti i Willy, poteva esser morto nostro figlio, chi era con lui quella sera, chi in piazza. Queste cose non devono succedere più. E quelli lì, quelle bestie devono stare in galera finché Willy non torna a casa...».

Il messaggio è chiaro. Presidieranno tutte le udienze «e invitiamo altri a venire», aggiunge un'amica di Willy. Ecco Maria Gomez, immancabile: «Oggi è tosto, oggi è un giorno molto emozionante, si apre una grossa ferita che continua a sanguinare. Vogliamo il massimo della pena, vogliamo che i giudici non abbiano pietà perché loro per Willy non l'hanno avuta».

L'ABBRACCIO

Escono papà Armando, mamma Lucia e Milena. Gli amici del figlio possono finalmente stringerli forte, in silenzio, in quello spiazzale bianco dove hanno tanto atteso. Affetto e forza che la famiglia Monteiro, visibilmente provata, accoglie grata, a braccia aperte. Tra i presenti Paolo Barros, presidente di Neri italiani black italians: «Sono qui al fianco della comunità capoverdiana, perché quanto accaduto a Willy è un fatto gravissimo che non deve più accadere. Siamo qui per stare vicini alla famiglia, per avere occhio di riguardo su questa vicenda. Non vogliamo vendetta, ma giustizia». Accolta la costituzione di parte civile, oltre che di Armando Do Nascimento Monteiro, Maria Lucia Duarte e Milena Monteiro Duarte, anche dei comuni di Paliano, Colleferro e Artena. Prossima udienza, il 23 giugno.

 

Venerdì 11 Giugno 2021, 09:02 - Ultimo aggiornamento: 13:23
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