Odissea per una donna
A giudizio
il marito-padrone

Domenica 15 Dicembre 2019
Se oggi Laura ( il nome è di fantasia) una donna di 59 anni è ancora viva lo deve soltanto a due inquilini che sentendola urlare si sono affacciati sul pianerottolo e l’hanno vista penzolare nel vuoto. Il convivente, V.D.B. un operaio di 65 anni residente a Boville Ernica, l’aveva presa per le caviglie lasciando che tutta la parte del corpo ciondolasse nella tromba delle scale. Erano stati proprio loro a bloccarlo evitando che potesse consumarsi una tragedia. Quel giorno, stiamo parlando dell’ottobre del 2017, Laura che era stata presa precedentemente a calci e pugni, a causa delle lesioni riportate era stata accompagnata dai medici del 118 presso il pronto soccorso dell’ospedale di Frosinone dove i sanitari le avevano praticato alcuni punti di sutura alla testa e medicato la ferita che aveva sulle labbra, causata da un pugno che l’uomo le aveva sferrato in pieno volto. Soltanto allora la donna aveva capito di aver toccato il fondo e sfidando le ire del compagno che aveva sempre minacciato di ucciderla se si permetteva di raccontare a qualcuno quello che accadeva tra le mura domestiche di quella casa, aveva deciso di presentare una denuncia nei suoi confronti. Per anni aveva sopportato ogni genere di sopruso e di angheria da parte del convivente. L’uomo per poterla denigrare e far credere a chi la conosceva che fosse una donna di facili costumi, sovente la legava sul letto nuda e poi la fotografava. Le foto poi venivano postate su un falso profilo Facebook a suo nome. Da quando poi i figli diventati grandi se ne erano andati via di casa e loro due erano rimasti soli, la violenza dell’uomo si era acuita maggiormente. Bastava una parola, un gesto non gradito per farlo trasformare in una furia scatenata. Tante le volte che dopo aveva pestata a sangue la sbatteva fuori casa. Talvolta Laura aspettava ore davanti al portone in attesa che il compagno si calmasse e che la facesse rientrare nell’appartamento. Tornando all’ottobre del 2017 La donna, divenuta ormai consapevole che quell’uomo la stava distruggendo nel fisico e nella mente, dopo aver presentato la denuncia ha chiesto prima aiuto a uno psicologo per riacquistare fiducia in se stessa e poi si è rivolta al centro antiviolenza "Spazio ascolto Osa" ubicato in via Aldo Moro a Frosinone. L’avvocato Sonia Sirizzotti che opera nel centro ha seguito passo passo la signora fino ad arrivare all’udienza preliminare. Nei giorni scorsi il giudice Antonello Bracaglia Morante alla luce degli elementi raccolti dalla procura, ha rinviato l’operaio a giudizio per il reato di maltrattamenti in famiglia e lesioni. La prima udienza è stata fissata per il prossimo aprile. La vittima di violenza si è costituita parte civile. Al momento la donna che si è allontanata definitivamente dall'abitazione dove conviveva con l'operaio, viene ospitata da una amica di famiglia.  © RIPRODUZIONE RISERVATA

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