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Morta dopo un volo di 50 metri, i dubbi e l'inchiesta: l'area era in sicurezza?

Morta dopo un volo di 50 metri, i dubbi e l'inchiesta: l'area era in sicurezza?
di Roberta Pugliesi
4 Minuti di Lettura
Giovedì 11 Agosto 2022, 08:37

Conferito l'incarico al medico legale per l'esame autoptico sulla salma di Paola Spalvieri. L'autopsia sul corpo della donna di 56 anni, deceduta domenica sera ad Alvito dopo un volo di circa 50 metri, verrà eseguita nella mattinata di domani presso l'obitorio dell'ospedale Santa Scolastica di Cassino. Qui è arrivata dopo una prima ispezione cadaverica effettuata nella mattinata di lunedì presso la camera mortuaria del cimitero comunale di Sora.
Sono stati disposti ulteriori accertamenti medici che potranno essere utili per ricostruire con esattezza le cause del decesso della donna anche se non ci sarebbero dubbi.

La vittima, residente ad Acilia ma originaria del paesino della Valle di Comino, è precipitata in un dirupo impattando contro rami e pietre e riportando numerose ferite e traumi su tutto il corpo, in particolare al capo, al collo, alla schiena. Sembrano esserci pochi dubbi sulla caduta accidentale ma in particolare un foro riscontrato sul cranio durante l'ispezione cadaverica ha insospettito il medico legale che svolgerà ulteriori accertamenti.

LA RICOSTRUZIONE

Erano circa le ore 18:30 di domenica quando è uscita di casa, dopo un violento nubifragio che aveva imperversato su tutto il territorio, per andare a raccogliere le monete del monaco piante decorative dall'aspetto di ostie. Da due giorni era arrivata in paese insieme al marito ed alla figlia per trascorrere le vacanzenella casa natale.
Era una stimata tecnico di Radiologia presso l'ospedale Grassi di Ostia.

Secondo una prima ricostruzione dei fatti effettuata dai carabinieri della locale stazione, agli ordini del luogotenente Vincenzo Pagliaroli, la donna è giunta in piazza della Vittoria, in pieno centro, e forse attirata dalla presenza della vegetazione, ha oltrepassato una recinzione in ferro alta circa 1 metro. Poi ha percorso alcune scale ed ha aperto un cancello (pare chiuso alla buona) oltre il quale le erbacce e le ortiche nascondevano il dirupo. Pochi passi e la caduta nel vuoto. Ieri mattina una catena ed alcune sedie di plastica di un bar bloccavano l'accesso alla discesa dalla piazza; più in basso il nastro bianco e rosso segnalava l'area posta sotto sequestro.

LA SICUREZZA

Osservando con attenzione i luoghi non si può non riflettere sulla sicurezza, aspetto questo rilevante e su cui saranno gli organi inquirenti a fare chiarezza. Di certo non abbiamo notato cartelli di divieto d'accesso per i non addetti ai lavori. Solo questi ultimi, infatti, possono aprire il cancelletto per effettuare, ad esempio, controlli o manutenzione all'immobile sottostante la piazza. La donna non poteva immaginare quello che c'era oltre e lo ha aperto, pensando di trovare al di là quei fiori che tanto le piacevano. Oltre il cancello non vi erano ne' strada, ne' ballatoio ma solamente un piccolo spazio di appena 1 metro di larghezza per camminare e che costeggia il muro dell'edificio. È bastato però mettere il piede sulle erbacce per cadere nel vuoto. Il pubblico ministero Alfredo Mattei, titolare del fascicolo, ha disposto tutti gli accertamenti necessari per chiarire la dinamica dell'incidente e se possano essere ravvisate responsabilità.

IL COMUNE

Poiché la tragedia si è consumata in un'area di proprietà del Comune, potrebbero infatti esserci risvolti nell'inchiesta aperta dalla Procura della Repubblica di Cassino. Per il momento il fascicolo è contro ignoti ma l'amministrazione comunale ha incaricato l'avvocato Nicola Ottaviani in virtù della gravità dei fatti accaduti. Ottaviani insieme al sindaco Duilio Martini ed ai tecnici ha già effettuato un sopralluogo nei pressi della piazza.

Sono state effettuate anche riprese e fotografie con i droni utili per avere una visione d'insieme e dall'alto dei luoghi. Quanto accaduto ha suscitato profondo clamore e commozione nella comunità di Alvito ed in tutta la Valle di Comino. In tanti si chiedono se tale tragedia poteva essere evitata, magari segnalando il pericolo e soprattutto interdicendo l'accesso in maniera più decisa ed efficace.
 

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