Migranti ospitati e spariti

Giovedì 6 Settembre 2018 di Aldo Simoni
Sono una cinquantina i migranti della nave «Diciotti» che si sono resi irreperibili. Diversi si sono allontanati dal centro di Rocca di Papa individuato dalla Cei prima di partire verso le diocesi ospitanti, altri hanno fatto perdere le loro tracce una volta arrivati nei vari centri Caritas.
E questo è il caso di Frosinone.
La Caritas ciociara, infatti, aveva subito offerto ospitalità ai migranti e quattro di loro (due coppie di 23/24 anni) sono state quindi trasferite da Rocca di Papa a Veroli dove i quattro eritrei hanno un appartamento a loro completa disposizione. Hanno le chiavi, sono autonomi, entrano ed escono quando vogliono. Ma dal giorno del loro arrivo hanno sempre manifestato agli operatori della Caritas di Frosinone la loro volontà di andar via. O meglio, di raggiungere i parenti che hanno in Olanda, Germania e Norvegia.
«Noi - spiega Marco Toti - responsabile della Caritas di Frosinone - abbiamo spiegato loro che, al momento, era inopportuno. Ma certo non possiamo negare di andar via».
Così, dalla scorsa settimana (quando sono arrivate a Veroli) le due coppie spesso sono andate a Roma dove hanno raggiunto la comunità eritrea che, nella capitale, è assai numerosa. Martedì sono usciti in mattinata, sono andati nella capitale e, in serata, sono rientrati. Ieri sera, alle 22, invece (dopo essere partiti per Roma) ancora non erano rientrati. Così Marco Toti ha informato la Questura di Frosinone.
Il ministro Salvini ha commentato: «Gli immigrati sbarcati dalla Diciotti erano così bisognosi di avere protezione, vitto e alloggio, che hanno deciso di allontanarsi e sparire! Ma come, non li avevo sequestrati? È l'ennesima conferma che non tutti quelli che arrivano in Italia sono scheletrini che scappano dalla guerra e dalla fame . Lavorerò ancora di più per azzerare gli arrivi». Caritas Italiana sottolinea comunque che «è stato un allontanamento volontario, non una fuga. Si fugge da uno stato di detenzione e non è questo il caso, nessuno vuole rimanere in Italia, si sa», dice il direttore don Francesco Soddu.
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