Marito tradito chiede 26mila euro alla moglie e al cognato: condannato per estorsione

La donna stava con il marito della sorella e il marito tradito li ha minacciati: pubblico i vostri messaggi clandestini

Marito tradito chiede 26mila euro alla moglie e al cognato: condannato per estorsione
di Pierfederico Pernarella
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Domenica 18 Settembre 2022, 15:47 - Ultimo aggiornamento: 19 Settembre, 11:09

Condannato a due anni e 10 mesi Daniele Capogna, il pizzaiolo di 42 anni di Boville Ernica, arrestato nel marzo scorso mentre tentava di intascare una parte del riscatto preteso per tenere segreta la relazione clandestina tra la moglie e il cognato. L'uomo, giudicato con rito abbreviato, rischiava una pena a sei anni così come richiesto dal pubblico ministero, ma alla fine è caduta l'accusa più grave di violenza sessuale ed è rimasta in piedi solo quella per estorsione.

Tutto ha avuto inizio lo scorso febbraio quando l'uomo, a cui la moglie aveva comunicato di volerlo lasciare a causa dei suoi comportamenti violenti, aveva scoperto che la consorte aveva intrapreso una relazione con il cognato (marito della sorella). Un rapporto clandestino dal quale il pizzaiolo ha pensato di trarne profitto. Secondo le accuse, il 42enne avrebbe così preteso, a titolo del presunto danno subito per la fine del matrimonio, 16mila euro. E per ottenere quanto richiesto avrebbe messo in atto una serie di minacce.

A cominciare dal fatto che avrebbe reso pubblico quel rapporto che stavano consumando in tutta segretezza inviando a tutti i messaggi che i due amanti si erano scambiati e cui era entrato in possesso. Si è fatto quindi consegnare prima 16mila euro. Poi, non contento, ha preteso altri 10mila euro, ma a quel punto la moglie e il cognato si sono rivolti alla polizia. Gli agenti gli hanno preparato un trappola e nel marzo scorso lo hanno arrestato mentre intascava una parte dei soldi richiesti.

La difesa

Il pizzaiolo, difeso dagli avvocati Nicola Ottaviani e Tony Ceccarelli, si è difeso sostenendo che dopo aver scoperto il tradimento aveva preteso dalla moglie la restituzione di 16mila euro a titolo di restituzione del valore di un immobile che la sua famiglia aveva donato alla donna per il matrimonio. Donazione provata da atti notarili depositati nel corso del processo. Quindi secondo i suoi legali più che di estorsione poteva essere accusato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Caduta l'accusa di violenza sessuale, che aveva dato il via alle indagini sul suo conto, il giudice Ida Logoluso lo ha condannato a due anni e dieci mesi. Pena che il 42enne sconterà agli arresti domiciliari a cui l'uomo è attualmente ristretto.
 

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