Marina Arduini scomparsa, 15 anni senza verità. Il nipote: «È stata uccisa per i soldi»

Marina Arduini scomparsa, 15 anni senza verità. Il nipote: «È stata uccisa per i soldi»
di Pierfederico Pernarella
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Domenica 27 Febbraio 2022, 09:45 - Ultimo aggiornamento: 28 Febbraio, 08:42

«L'avevo vista il giorno prima perché come ogni domenica abbiamo pranzato tutti insieme a casa di mio nonno. Mi aiutò a fare i compiti e disse a mia madre che il giorno dopo sarebbe andata a presentare una denuncia. Noi pensammo all'intrusione che c'era stata nel suo ufficio, ma a quanto pare c'era dell'altro».

All'epoca Manuel Pica aveva 16 anni. Quella fu l'ultima volta in cui lui e la sua famiglia videro la zia Marina Arduini. Il giorno dopo sarebbe svanita nel nulla. Era il 19 febbraio del 2007.
Cosa accadde quel giorno? Che fine ha fatto Marina? Quindici anni dopo queste domande non hanno trovato una risposta. La Procura ha dovuto alzare bandiera bianca e chiedere l'archiviazione dell'inchiesta che vedeva indagato l'ex amante di Marina per omicidio e occultamento di cadavere. Mistero irrisolto. Il nipote Manuel, come tutta la famiglia Arduini, però, continua a non avere ha dubbi: «Mia zia è stata uccisa».

LE ULTIME TRACCE

Marina Arduini aveva 39 anni quando è scomparsa. Era una commercialista e condivideva il suo studio, in via Vado del Tufo, con un altro collega. Viveva a casa dei genitori, era una persona riservata, parlava poco della sua vita privata e professionale. «Nessuno in famiglia era a conoscenza della sua relazione con un uomo sposato - racconta il nipote - Sapevamo che aveva avuto qualche problema finanziario, ma a mia madre aveva detto che il peggio era passato e che stava pensando di acquistare un'auto nuova. Quando poi scomparve scoprimmo che Marina era molto agitata, ci dissero che fumava una sigaretta dietro l'altra».

La mattina del 19 febbraio Marina inviò un messaggio alla segretaria: «Ritardo un po'». Poi all'ora di pranzo scrisse anche alla donna delle pulizie per annullare l'appuntamento. Dopodiché il nulla, o quasi. Un conoscente l'avvistò nei pressi della Stazione Termini di Roma intorno alle 13. Il suo cellulare venne agganciato su un treno, a Formia e a Salerno, prima di spegnersi definitivamente. Forse un depistaggio. Un'ultima traccia di Marina comparirà due anni dopo: a Roma, in zona Tuscolana, vnne ritrovata la sua auto, una Fiat Punto bianca.

«Temiamo che sia caduta in una trappola - sostiene il nipote - Lei quella mattina era uscita per andare in Questura, ma non ci è mai arrivata. Probabilmente qualcuno, che sapeva che lei voleva fare una denuncia, le disse di andare a Roma per risolvere la questione dei soldi che reclamava. E lì forse ha incontrato la sua fine».

LA PISTA DEI SOLDI

Il denaro, secondo il nipote, è la chiave per penetrare nel giallo di Marina Arduini. «Alcuni suoi conoscenti, anche se poi ritrattarono, dissero che avevano sentito dire Marina al telefono: O mi date tutti i soldi o vi vado a denunciare».

Nel corso delle indagini venne fuori che a nome di Marina Arduini, e a sua insaputa, era stato ottenuto un finanziamento di 13mila euro per l'acquisto di mattonelle presso una rivendita edile di proprietà di un amico dell'ex amante della donna. In passato era stata messa in mezzo anche in una storia di cambiali. Ma secondo il nipote c'era un giro di soldi ancora più grosso. «La verità - dice Manuel - andava cercata nel suo ambiente lavorativo. Nel suo studio, tanto per dirne una, sono state trovate numerose fatture da 30-40-50mila euro per presunte consulenze di aziende con sede a Taranto, Milano e altre città che nulla avevano a che fare con Frosinone».

Che rapporti c'erano con quelle aziende? Non è stato mai chiarito. Marina, forse, custodiva segreti pericolosi. Cinque giorni prima della sua scomparsa qualcuno si introdusse nel suo ufficio. Poi nel 2012 un altro strano furto nella casa dei genitori dove viveva la donna: i ladri rovistarono tra gli effetti della commercialista. Cosa cercavano? Dopo quell'episodio, il fratello di Marina, Cristian, ricevette un messaggio sul suo cellulare: «Vi ammazziamo tutti». «Mia zia - racconta Manuel - custodiva gelosamente un hard disk, lo lasciava chiuso a chiave nell'armadio in ufficio oppure se lo portava dietro, ma non è stato più ritrovato».

I RITARDI E L'OMERTÀ

La Procura di Frosinone escluse da subito la pista dell'allontanamento volontario, ipotizzando il sequestro o peggio l'omicidio. Le indagini però andarono avanti in maniera incerta. L'omertà fece il resto. «L'ex amante di mia zia, con cui la relazione era andata avanti da almeno 5 anni, venne sentito per la prima volta solo a giugno, cinque mesi la scomparsa. Un'infinità per questo tipo di casi. Noi di famiglia venimmo a conoscenza di quella relazione dagli atti della prima archiviazione, due anni dopo». Manuel non riesce a capire perché le intercettazioni, richieste dalla Procura, all'inizio vennero negate. Saranno autorizzate solo nel 2013, sei anni dopo, quando sul registro degli indagati vennero iscritti l'ex amante e altre due persone legate alla storia finanziamento delle piastrelle a nome di Marina. Ma era troppo tardi. Inchiesta archiviata.

UNA FAMIGLIA DISTRUTTA

«Le persone che hanno fatto sparire mia zia forse non sono mai entrate nelle indagini - dice il nipote - Fa male pensare che siano rimaste impunite, così come fa male pensare che chi sapeva non abbia collaborato con gli inquirenti. Per noi è come vivere un lutto ogni giorno. Vivi con la speranza che il cadavere prima o poi riaffiori da qualche parte o qualcuno dica come sono andate le cose, ma 15 anni sono tanti. Mio zio Cristian è morto disperato, i miei nonni sono invecchiati di 20 anni in pochi giorni. Anche mia nonna Gina è scomparsa, mio nonno Mario non è più lucido. Tutti noi ci siamo trovati catapultati in un mondo sconosciuto, vedevamo Chi l'ha visto? e non immaginavamo lontanamente che in una di quelle storie ci saremmo finiti anche noi». E quindici anni dopo, la domanda per la famiglia Arduini è sempre la stessa: chi ha visto la nostra Marina ?
 

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