Dante e Montecassino, in mostra il Codice 512: l'antico manoscritto con le tre cantiche

Dante e Montecassino, in mostra il Codice 512: l'antico manoscritto con le tre cantiche
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Domenica 12 Settembre 2021, 11:10 - Ultimo aggiornamento: 16 Settembre, 16:10

Montecassino e Dante”. E’ considerato il più grande evento mondiale organizzato per celebrare i 700 anni della morte di Dante Alighieri. Ad ospitarlo è l’abbazia di Montecassino che per l’occasione ha esposto nelle sale del museo il più importante manoscritto della Divina Commedia: il codice 512, risalente al XIV sec., con a margine le note di Pietro, primogenito del sommo poeta.

Ieri l’inaugurazione alla presenza delle più alte autorità e dell’ospite d’onore, il cardinale José Tolentino de Mendonça, archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa, che ha tagliato il nastro della mostra visitabile fino al 31 dicembre. A fare gli onori di casa è stato l’abate Donato Ogliari, mentre a dom Mariano il compito di illustrare la grandezza dell’evento, articolato intorno al manoscritto.

Il codice 512, custodito in abbazia, è considerato il più importante in quanto contiene nell’intero testo le tre cantiche del poema dantesco. Ad arricchire il codice c’è un apparato di annotazioni, le quali – è stato sottolineato da don Mariano nella conferenza che ha preceduto l’inaugurazione – sono conosciute come ‘glosse cassinesi’ anche se rispecchiano il commento del primogenito di Dante, Pietro Alighieri. Ma, oltre al Codice 512, si può ammirare un altro manoscritto: il Codice 257 che appartiene all’Alto Medioevo. Si tratta di un testo autografo, scritto personalmente da Pietro Diacono, monaco di Montecassino, che ha trascritto la visione di Alberigo da Settefrati. Alberigo descrive il viaggio compiuto nell’aldilà da giovane, prima di entrare in monastero. Un viaggio, durato nove giorni e nove notti, in cui Alberigo è accompagnato da due angeli e San Pietro. Un documento che testimonia l’esistenza di una letteratura che ha collegato la Divina Commedia al testo di Alberigo. «C’è un collegamento invisibile – ha spiegato l’abate Ogliari – tra il Placido Capuano, custodito in abbazia, e la Divina Commedia. Un filo invisibile collega questi due documenti. Il Placido conserva i primi vagiti della lingua italiana». «Il primo legame tra Dante e Montecassino è il canto XXII del Paradiso in cui il poeta parla di San Benedetto. Il secondo, indiretto – ha riferito la professoressa Giulia Orofino, delegata del rettore dell’Università di Cassino alla Cultura – è il primo documento in volgare custodito in abbazia. Il primo è legato alla Commedia; l’altro, più ampio, è legato al Placido Capuano conservato a Montecassino». «Questa mostra presenta l’elemento distintivo dato dal legame forte tra Dante e Montecassino» ha dichiarato l’assessore alla Cultura, Grossi.

El. Pi.

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