A 21 anni nella morsa degli usurai, li saldava con le paghette del padre e della nonna

A 21 anni nella morsa degli usurai, li saldava con le paghette del padre e della nonna
di Roberta Pugliesi
4 Minuti di Lettura
Domenica 18 Settembre 2022, 10:01 - Ultimo aggiornamento: 15:45

Saldava i debiti con i De Silvio con le paghette del padre e dalla nonna. È quanto emerge dalla drammatica testimonianza di una ragazza, all’epoca dei fatti di 21 anni, vittima dei prestiti a strozzo della famiglia sinti. Una storia di rabbia, paura, frustrazione. Sentimenti che crescono di giorno in giorno, di mese in mese, fino all’esasperazione. Poi, per fortuna, con l’aiuto di un familiare, si trova anche il coraggio di chiedere aiuto alle autorità.

La testimonianza è contenuta negli atti dell’inchiesta “Ultima corsa” che ha portato agli arresti di mercoledì a Sora da parte della Squadra mobile di Frosinone. La polizia ha smantellato una consorteria criminale riconducibile alla famiglia sinti dei De Silvio dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti, all’estorsione e all’usura. Eseguite 13 ordinanze di custodia cautelare e quattro obblighi di dimora.

Le indagini sull’usura partono dalla ragazza di 21 anno presentata nel novembre del 2020. L’approccio avviene in maniera casuale o almeno così sembra: «Mentre mi trovavo in un supermercato di Isola Liri ho incontrato per caso un ragazzo di etnia rom che conosco sotto il nome di Errico facente parte della famiglia De Silvio. Costui mi si avvicina e mi disse in modo molto pacato che se avessi avuto bisogno di qualche cosa, facendo intuire nello specifico di somme di denaro, e qualora avessi deciso di accettare la sua offerta lo potevo contattare alla sua utenza telefonica. In un primo momento rimasi un po’ sbigottita dell’offerta ma poi pensandoci bene. Egli aveva intuito in qualche modo che la mia famiglia era in difficoltà economiche».
Si parla di un’attività nata molti anni fa e che era sempre andata molto bene, ma a causa della pandemia e di alcuni problemi familiari stava attraversando un momento complicato. La ragazza, dopo averci pensato, ha chiesto un prestito di 600 euro, fingendo che alla cifra servisse per pagare una rata della macchina che aveva acquistato, ma una parte di quei soldi serviva al padre. Un’altra parte l’aveva tenuta per lei.

GLI INTERESSI DA CAPOGIRO
È l’inizio di un incubo. Il 14 di ogni mese doveva restituire 300 euro di interessi. Nel giro di pochi mesi la ragazza è arrivata a consegnare allo strozzino 2150 euro, oltre tre volte la somma del prestito. Un mese aveva consegnato anche 50 euro in più rispetto a quanto pattuito: «Speravo che sarei riuscita a diminuire gli interessi, cosa che non è mai successa». Pian piano la consapevolezza della drammaticità della situazione, dell’impossibilità di andare avanti ma anche della consapevolezza di avere a che fare con gente pericolosa: «Mi sentivo annichilita per il fatto che ero cosciente che consegnavo del denaro frutto dei miei sacrifici e di alcuni furti di denaro e oggetti d’oro che avevo venduto per far fronte alle rate usuraie che dovevo dare a Errico il quale si mostrava al mio cospetto con fredda sufficienza e con sguardi sempre più sinistri».
La ragazza era impaurita, non sapeva più come fare. Quindi ha cominciato a trafugare il denaro dalla cassa dell’attività di famiglia, ma anche a rivendere i gioielli che trovava in casa ad un compro oro della zona. Il padre ad un certo punto ha scoperto i “furti” della figlia che ha deciso di raccontargli tutto. In un primo momento il genitore è andato su tutte le furie: «Voleva andare da Errico per prenderlo a botte, ma poi ragionando abbiamo deciso di percorrere le vie legali», racconta la ragazza agli inquirenti.

Quando gli inquirenti gli hanno dove avesse venduto l’oro sottratto a casa e prelevato le altre somme di denaro da dare a “Errico”, le risponde: «Dalle paghette di papà, dalle paghette che mia nonna mi dà ogni volta che riscuote la pensione o dai miei parenti e dalla vendita degli oggetti ad un compro oro».

© RIPRODUZIONE RISERVATA