Ragazza travolta sulla Cassino-Sora, l’automobilista resta in libertà

Ragazza travolta sulla Cassino-Sora, l’automobilista resta in libertà
di Alberto Simone
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Martedì 4 Ottobre 2022, 15:11 - Ultimo aggiornamento: 5 Ottobre, 08:39

Torna in libertà il pirata della strada che venerdì scorso ha confessato di aver investito, lo scorso 12 settembre, Diana Maria Zaharie, una ragazza di 23 anni di nazionalità rumena che si trovava a piedi nudi sulla superstrada Cassino-Sora dopo essere uscita dall’ospedale di Cassino. L’impatto con l’auto è stato fatale, è morta sul colpo. In meno di tre settimane i carabinieri, grazie ai pezzi del veicolo rinvenuti sul luogo dell’incidente e alle telecamere disposte lungo la strada, sono riusciti a risalire a L. S., operaio di 44 anni residente a Sant’Elia Fiumerapido. L’uomo quella mattina, come sempre, si stava recando in fabbrica. Per lui erano stati immediatamente disposti gli arresti domiciliari, ma la misura cautelare nell’udienza di ieri non è stata confermata. Il legale dell’operaio, l’avvocato Emilio Roncone, ha spiegato che mancavano i presupposti per i domiciliari dal momento che il suo assistito ha confessato, quindi non si configura il rischio di pericolo di fuga o di reiterazione del reato. Il giudice ha accolto tali istanze, pertanto l’uomo affronterà l’eventuale processo a piede libero. Non solo: l’avvocato Roncone ha spiegato che se è inconfutabile il fatto che il suo assistito deve rispondere dell’omissione di soccorso, non può invece essere imputato per il reato di omicidio stradale dal momento che la ragazza avrebbe cercato l’investimento, gettandosi davanti alla sua auto.

LA PERIZIA
A tal proposito il pm ha però chiesto di eseguire uno studio, tramite un consulente tecnico d’ufficio, per risalire alla velocità del mezzo. Per il momento il 44enne è nuovamente in libertà e può tornare alla sua vita e al suo lavoro nella fabbrica in cui si stava recando anche la mattina del 12 settembre quando sulla sua strada ha incontrato la 23enne e non è riuscito ad evitare l’impatto, così come da lui confessato. Le indagini sono state indirizzate fin da subito nei confronti dei pendolari che, quotidianamente, percorrono la statale per raggiungere le fabbriche della zona. L’uomo - stando sempre alle sue prime dichiarazioni - non si sarebbe fermato a prestare soccorso proprio per paura di perdere il suo posto di lavoro. Determinanti, per risalire alla sua vettura, sono state le immagini delle telecamere presenti lungo l’arteria a scorrimento veloce che hanno permesso l’individuazione del conducente il quale, quando si è visto i carabinieri alla porta di casa, ha confessato l’accaduto.

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