L'urbanista: «La Tav?
Occasione per cucire
gli errori di 60 anni»

L'urbanista: «La Tav? Occasione per cucire gli errori di 60 anni»
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Mercoledì 3 Giugno 2020, 05:00

Dalla Tav alle piste ciclabili. Frosinone sta attraversando un periodo particolarmente delicato per il suo sviluppo. Il Comune spinge per una massiccia campagna di promozione del territorio attraverso i treni ad alta velocità che saranno i vettori di questa campagna di marketing.
Ambientalisti e socialisti sollecitano un incremento delle piste ciclabili, estese a tutta la città (e non solo alla parte bassa).
Ma chi è il regista di questo improvviso sviluppo?
Nessuno, fino a poche settimane fa, aveva la certezza della fermata Tav a Frosinone. 
Una circostanza i cui effetti, per il sindaco Nicola Ottaviani, sono paragonabili al «passaggio dell’Autostrada del Sole». E il quartiere che, sin da luglio (quando fermerà il primo treno veloce) ne subirà i primi effetti, sarà, ovviamente, lo Scalo.
LO SVILUPPO
«Ma lo sviluppo urbanistico di una città, soprattutto se capoluogo di provincia, deve seguire precise linee di espansione. Sarebbe un grave errore pensare alla crescita dello Scalo senza inserirla in un piano urbanistico dell’intera città» ammonisce l’architetto Michele Sacchetti, Urbanista.
Da qui la proposta:
«Innanzitutto vanne coinvolti gli Ordini professionali, le Associazioni del territorio, la Camera di Commercio, i rappresentanti delle attività produttive... Insomma, un articolato gruppo capace di interpretare la realtà su cui si opera e di progettare scenari futuri compatibili con la sostenibilità richiesta per lo sviluppo della città. Insomma, capace di definire quale deve essere la “Frosinone del futuro”. Solo se si affrontano, in maniera condivisa, temi di questa generale complessità, la città potrà tracciare un percorso in grado di definire la sua crescita».
IL RUOLO DEL PRIVATO
E il privato?
«Il mercato edilizio privato - analizza Sacchetti - dopo uno dei periodi più bui (dal Dopoguerra ad oggi) sta lentamente cercando di rialzarsi (e il Messaggero ne ha parlato ampiamente qualche giorno fa). Ma va armonizzato con una visione futura della città dove pubblico e privato possono agevolmente associarsi (come nel caso dello Stadio al Casaleno) senza però trascurare la rigenerazione delle periferie. Qualità urbana ed architettonica, limitazione del consumo del territorio, mitigazione del rischio sismico ed idrogeologico, contenimento dei consumi energetici, dovrebbero essere gli assi portanti di tale visione».
E con uno sguardo al passato, l’architetto Sacchetti prosegue:
«Risistemare un territorio disastrato da 60 anni di incuria, di abusivismo, di speculazione, è un compito che l’amministrazione comunale oggi può svolgere solo coinvolgendo le migliori risorse professionali della città».
L’AMMINISTRAZIONE
C’è poi l’impegno del Comune...
«Da parte sua, l’amministrazione comunale deve prevalentemente attuare i seguenti quattro principi: 1- semplificazione connessa all’efficacia dell’azione amministrativa; 2- concertazione pubblico–privato; 3- compensazione e perequazione urbanistica; 4- fiscalità ed incentivi. D’altro canto ogni intervento non può che essere basato: sulla tutela delle risorse ambientali; sulla tutela dei beni culturali e paesaggistici; sul razionale sviluppo degli insediamenti, garantendo la sostenibilità ambientale, economica e sociale delle trasformazioni ; sulla definizione di accordi pubblico-privati; sull’attuazione degli accordi pubblico-privati mediante la perequazione urbanistica, i crediti edilizi e la compensazione urbanistica».
LA PROGRAMMAZIONE
«Solo in questo modo - conclude Sacchetti - l’Ente Comune tornerà ad essere al centro della programmazione urbanistica di sviluppo del suo territorio (e con lui i progettisti). E la fermata Tav è un’occasione eccezionale per dare il “via” a questo ambizioso, ma fondamentale, progetto di crescita».

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