L'ultimo saluto a Misserville, il senatore irreverente

Venerdì 15 Gennaio 2021 di Aldo Simoni
Romano Misserville

La toga, la politica, i cavalli. Tre erano i suoi interessi, ma una la sua vera, grande, passione: le corse. Per una corsa di cavalli Romano Misserville era pronto a tutto: a sospendere un interrogatorio in carcere, così come un’udienza in Corte d’Assise. E per una corsa era pronto a beffarsi di tutti. E lo ha fatto anche con la morte che, prima di portarlo via, ha dovuto attendere la fine della gara di Agnano dove il «cavallo del senatore», sulla corsia 3, doveva sorprendere tutti. E lo ha fatto: BlancMenteur (il suo cavallo, appunto), contro ogni previsione, viene fuori alla distanza e, accelerando negli ultimi 200 metri, taglia il traguardo per primo.
«Era a letto, in ospedale, e fremeva. Ho capito che dovevo collegare il mio tablet all’ippodromo di Agnano - racconta il figlio Filippo -. Ed è stata l’ultima sua grande soddisfazione».
Saputa della scomparsa del «senatore», ieri da Pisa l’allenatore ha chiamato casa Misserville. Pensava di doversi fermare «per lutto». Ma Filippo non ha esitato: «Scherziamo? Papà non lo avrebbe mai giustificato. Preparati alla corsa». E così è giunta la seconda coppa. Questa volta, per la seconda posizione. 
Non poteva esserci migliore addio per il «senatore» che impazziva per i suoi 4 purosangue. E quando nel bel mezzo di una seduta al Senato scappò via per andare alle Capannelle, Angelo, il suo fedele autista, gli disse: «Non riesce proprio a star lontano dagli ippodromi...?» E lui con un sorriso rispose: «No, è l’unico posto in cui non si corre il rischio di incontrare asini».
Irreverente e insolente, Romano Misserville non aveva una grande stima per i politici, a cominciare da Gianfranco Fini da cui si allontanò, nel 1998, quando capì che Alleanza Nazionale stava per diventare, né più né meno, degli altri partiti che per una vita aveva combattuto ed avversato. 
Eppure al partito aveva dato molto, e molti lo stimavano nei Palazzi della Politica. 
A 60 anni raggiunse l’apice della sua carriera con l’elezione a Vice presidente del Senato. E mentre rientrava a Ceccano, da Roma, disse al cronista: «Mi raccomando, sottolinea “Vicario”, perchè i vice presidenti sono 4, mentre il “Vicario” è uno solo».
Da quel giorno iniziò a girare con la scorta. «Ma papà - ricorda oggi Filippo - proprio non la sopportava». Ed aveva ragione: come faceva a tollerarla quando lui amava incontrarsi con i biscazzieri e gli scommettitori di cavalli?
Ma il gesto più eclatante è di qualche anno dopo, quando fu il primo post fascista ad entrare in un Governo di centrosinistra, come Sottosegretario al Lavoro.
Ci rimase poche ore. Giusto quelle necessarie per fare le foto con il premier e con il Capo dello Stato. E di appendere alla parete un quadro di Mussolini. Scoppiò il finimondo. Giornali e Tv lo crocifissero. Lui, poco dopo, andò a dimettersi.
Ma conservò una grande, sincera, amicizia con Massimo D’Alema: anche lui (come il «senatore») era nato il 20 aprile e non passava anno che i due si telefonassero per gli auguri.
Di storie e aneddoti ce ne sono un’infinità. Perchè, in 86 anni, non si è fatto mancare nulla.
LE TAPPE
Classe ‘34, Romano Misserville si laureò a 21 anni in Giurisprudenza a Roma. Dopo una breve esperienza giornalistica, si tuffò nell’altra sua grande passione: la toga. E al suo studio hanno bussato decine e decine di praticanti: tutti volevano crescere al suo fianco e diventare «Avvocati».
«Ma nessuno ha la stoffa» confidò un giorno. E aggiunse: «Nessuno ha capito che nello studio devi essere amico di tutti. Ma una volta fuori, tra la vita privata e i delinquenti, devi mettere uno steccato». 
E così è rimasto l’unico, vero, «Principe del Foro». Ha difeso tutti, da esponenti delle Brigate Rosse ai ladri di galline. E quando qualcuno non poteva pagare, lui non si scomponeva. Gli bastava che andassero ad affiggere i suoi manifesti elettorali. 
Una delle ultime arringhe risale a 15 anni fa quando difese (insieme al figlio Filippo) Carmine Belli, il carrozziere di Arce indicato come l’assassino di Serena Mollicone. Anche quella volta si schierò contro tutti: polizia, Procura, periti. E anche quella volta vinse. Ottenne un’assoluzione su cui nemmeno i più incalliti scommettitori avrebbero puntato un cent.
LA CAMERA PENALE
«Quando ho appreso la notizia che il Senatore era tornato alla Casa del Padre - ha commentato l’avv. Enrico Pavia, presidente della Camera Penale - confesso di aver avuto uno di quei rari momenti in cui non sono riuscito a trattenere le lacrime. Romano Misserville era uomo di eccelsa cultura, politico di razza ed avvocato di fama. Quando ebbi la fortuna di entrare nel suo studio, ciò che più mi colpì in lui furono le sue qualità umane. Egli sapeva riconoscere la sofferenza e non si tirava mai indietro quando si trattava di difendere un povero cristo, magari ingiustamente accusato, sfidando in qualche occasione l’impopolarità. Mai banale, sapeva coniugare cultura e diritto come pochi. Per noi avvocati penalisti è stato e sarà sempre un punto di riferimento ineguagliabile. Un abbraccio forte all’amico Filippo e alla sig.ra Mariolina».
L’ADDIO
Il «senatore» è rimasto vigile e lucido fino alla fine. Poco dopo Natale ebbe un mancamento e fu ricoverato presso l’ospedale di Frosinone. Aveva grossi problemi renali e una polmonite batterica (nulla a che vedere con il Covid). L’altra notte la triste notizia. I funerali si terranno oggi alle 15, nella chiesa di San Nicola a Ceccano. La salma sarà tumulata accanto a quella della sua adorata figlia Fiammetta.

 

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