Inquinamento ridotto: la lontra si riprende gli spazi nel fiume Garigliano

Inquinamento ridotto: la lontra si riprende gli spazi nel fiume Garigliano
di Maria Laura Lauretti
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Giovedì 6 Ottobre 2022, 07:29 - Ultimo aggiornamento: 15:33

È di questi giorni la notizia che il Wwf Italia ha rilanciato con enfasi per aver individuato un nuovo nucleo di lontra lungo il fiume Garigliano e in alcuni dei suoi affluenti che attraversano la parte sud della provincia di Frosinone. La scoperta è avvenuta grazie al biologo Simone Giovacchini, responsabile dei censimenti nel Lazio.
La lontra si considerava una specie estinta? «Non parliamo di estinzione ma di forte rarefazione. La lontra non si è mai estinta in Italia, sopravvivendo nelle regioni meridionali, in modo particolare in Campania e Basilicata. I primi monitoraggi che hanno portato a fotografare questa situazione risalgono agli inizi degli anni 80. La riespansione è avvenuta in maniera totalmente naturale. Le cause della rarefazione, invece, sono molteplici. La principale degli ultimi anni del secolo scorso è l'inquinamento diffuso delle acque da parte di composti tossici di cui oggi è vietata la commercializzazione, in particolare per la presenza di specifici composti chimici simili alle diossine che accumulandosi nel grasso risultano letali per l'animale. Ma già precedentemente uno dei motivi della rarefazione e dell'estinzione in alcune regioni d'Italia è stato lo sfruttamento da parte dell'uomo».

FATTORE UOMO

Di che genere? «Per la produzione delle pellicce, almeno fino all'arrivo del sintetico, e per la carne. La lontra è una specie che in acqua caccia perché è lì che si procura il cibo ma principalmente vive sulla terra. Quindi il taglio di un bosco intorno ad un corso del fiume, o lo sfruttamento dei terreni per l'agricoltura in maniera intensiva, sono ulteriori fattori di minaccia che possono incidere in maniera importante sulla sopravvivenza della specie e, più ingenerale, anche sulla salute del fiume come ecosistema». Proprio come è successo per il nostro territorio? «Esatto, la conversione del territorio con l'abbandono delle coltivazioni e il seguente ritorno del bosco attorno al fiume può essere uno dei fattori storici che hanno portato alla nostra scoperta e alla riespansione della specie lungo le sponde del Garigliano». Com'è andata la scorsa estate quando ha fatto la scoperta? «Nasce tutto dall'azione che il Wwf Italia ha portato avanti in diverse aree italiane proponendo il campionamento, avviati anche nel Lazio, in particolare nella Tuscia e sul Garigliano, lungo il quale ci aspettavamo un ritorno e dove abbiamo avuto l'attesa risposta. Proprio l'area del Garigliano è stata caratterizzata da più campionamenti a piedi ed in canoa e le conferme sulla presenza dei questo nuovo nucleo di lontre ci permette di contattare le aree protette del sud del Lazio per avviare politiche di conservazione». Da quanto tempo siete impegnati sul territorio? «Il risultato raggiunto oggi parte da lontano. Dal 2018 con un primo campionamento, sempre con l'Università del Molise, che studia la lontra da più di vent'anni grazie al lavoro della professoressa Loy, esperta mondiale di lontre e cercando di coinvolgere l'area protetta che esiste in quella zona, il Parco regionale di Roccamonfina e foce del Garigliano».

GLI SVILUPPI

È vero che questa importante scoperta significa anche che i nostri fiumi stanno meglio? «Purtroppo non posso dirlo. Lo stato di salute di un fiume va diagnosticato sulla base di diverse analisi, che vanno da quelle chimiche al rilevamento di animali e piante talmente sensibili che la loro presenza può dire se un fiume è sano o no. La lontra in sé purtroppo non è un eccellente indicatore ambientale, per lo meno non della qualità delle acque. Possiamo dire con certezza, però, che i composti tossici o i metalli pesanti, sono assenti o presenti in quantità accettabili. Lungo il sistema fluviale del Garigliano, gli ultimi rapporti consultabili delle Arpa (2017) riportano in generale delle condizioni favorevoli da punto di vista chimico, ad eccezione di alcuni tratti del Sacco, mentre dal punto di vista ecologico, lo stato di salute del Garigliano risulta essere molto buono».
 

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