Ingegnere di Fiuggi incarcerato in Costa D'Avorio, nell'intrigo spunta un altro ciociaro

Assunta Giorgili e Massimo Cocco
di Pierfederico Pernarella
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Domenica 20 Novembre 2022, 07:00 - Ultimo aggiornamento: 07:35

La risoluzione dell’assurdo intrigo giudiziario che da sei mesi tiene incarcerato in Costa d’Avorio l’ingegnere edile di Fiuggi, Massimo Cocco, è ora legata a tale Dominic Amata, un imprenditore francese settantenne che, per uno strano scherzo del destino, ha lontane origini nella Valcomino, come si intuisce dal cognome.

Intanto il caso è finito all’attenzione del Governo italiano. Gli articoli di stampa pubblicati ieri sulla vicenda sono finiti sulla scrivania del ministro degli Esteri Antonio Tajani. Ora si attendono i primi passi formali. Con il trascorrere dei giorni la storia assume contorni sempre più assurdi. L’ingegnere Cocco, dalla fine di maggio, si trova dietro le sbarre con l’accusa di traffico di droga e riciclaggio sulla base di prove inconsistenti, mentre la moglie - la signora Assunta Giorgili - è bloccata nel paese africano perché l’autorità giudiziaria le ha sequestrato il passaporto senza specificare il motivo. La donna era andata in Costa d’Avorio subito dopo l’arresto del marito. Ad agosto, quando stava tornando in Italia, è stata bloccata in aeroporto e persino tenuta in cella per una notte.

«Temiamo che la vicenda vada per le lunghe considerando i tempi della giustizia ivoriana», confessa preoccupato Francesco Cocco, 27 anni, figlio maggiore della coppia.

Ma perché Massimo Cocco si trova ancora in carcere? Sembra essere caduta l’accusa per narcotraffico per la quale a fine maggio era stato arrestato. Le prove si sono rivelate inconsistenti. L’ingegnere era stato incarcerato per il solo fatto che, sulla base dell’analisi delle celle telefoniche, si trovava nella stessa zona frequentata dai narcotrafficanti. Una pura coincidenza. Proprio in quella zona si trova lo studio del ciociaro.

I PAGAMENTI NEGATI

Ora però resta l’accusa di riciclaggio. E qui entra in gioco Domenic Amata, l’imprenditore dalle lontane origini ciociare, precisamente della Valcomino, anche lui arrestato nell’ambito dell’operazione antidroga. L’ingegnere Cocco si sta occupando della ristrutturazione di un suo immobile. E per questi lavori è stato pagato per una minima parte con gli assegni, per la restante più cospicua in contanti. In Costa d’Avorio non ci sono limiti al pagamento cash. I lavori sono stati tutti fatturati e inoltre l’ingegnere, per depositare i soldi in banca, ha dovuto dichiarare la provenienza. Tutto in chiaro, insomma. Anche perché il cantiere sta lì ed è facile verificare i costi sostenuti. Qual è allora il problema? L’imprenditore francese, interrogato, ha negato di aver pagato l’ingegnere in contanti. Forse teme che la magistratura ivoriana gli possa chiedere conto della provenienza di quei soldi? È un sospetto. Il problema, però, è che in questo modo tiene nei guai l’ingegnere di Fiuggi. Per risolvere questo aspetto sarebbe stato fissato un confronto all’americana tra i due. Resta però l’incognita dei tempi della giustizia ivoriana che rischiano di essere infiniti.

L’APPELLO DEL LEGALE

Dall’Italia sta seguendo il caso l’avvocato Marco Maiettta: «La vicenda dell’ingegner Cocco e di sua moglie Assunta - commenta il legale- è davvero paradossale e merita la massima attenzione delle nostre autorità. Cocco si trova in carcere da quasi sei mesi pur avendo offerto tutti gli elementi dimostrativi della sua piena innocenza, senza sapere quali saranno i tempi e gli sviluppi del proprio processo: decaduta l’accusa di narcotraffico, resterebbe quella di riciclaggio di denaro che, piuttosto, il Cocco ha ricevuto per il proprio lavoro, sempre dichiarato, fatturato e immesso nel circuito bancario».

L’avvocato Maietta ricorda anche la situazione della moglie: «La signora Assunta, arrivata in Costa d’Avorio per dare sostegno al marito, si è vista ritirare il passaporto e resta bloccata, senza alcuna motivazione, in Africa. Qui in Italia i figli sono giustamente afflitti e preoccupati per una situazione nella quale non vedono via di uscita e certezze. Facciamo quindi un appello alle nostre autorità, in primis alla Farnesina, affinché rivolgano massima attenzione, come certamente già stanno facendo, al caso dei coniugi Cocco offrendo loro massimo sostegno e supporto».

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