Infarto non diagnosticato, Asl di Frosinone e medico condannati al risarcimento

Infarto non diagnosticato, Asl di Frosinone e medico condannati al risarcimento
di Vincenzo Caramadre
4 Minuti di Lettura
Venerdì 3 Settembre 2021, 13:00 - Ultimo aggiornamento: 4 Settembre, 15:33

Aveva un infarto, ma non gli fu diagnosticato: dopo 18 anni scatta il maxi risarcimento. Ammonta a poco più di 400 mila euro l’indennizzo riconosciuto agli eredi di un uomo al quale, recatosi al pronto soccorso di Sora, non fu tempestivamente diagnosticato l’infarto cardiaco che aveva il corso. Dopo una breve consulenza specialistica fu trattenuto una manciata di minuti e poi dimesso. Qualche giorno dopo, oltre dall’infarto acuto del miocardio fu colpito anche da un ictus laterale destro che gli causò un’importante invalidità.

La vicenda durata 18 lunghi anni vede protagonista un uomo che il 22 giugno del 2003 si recò, autonomamente, al pronto soccorso dell’ospedale Santissima Trinità di Sora. Aveva dolore al petto e spossatezza ( tra i sintomi classici dell’infarto). Il medico di pronto soccorso, subito dopo l’accettazione, avvia il protocollo e dispone una consulenza cardiologica. L’elettrocardiogramma accerta un’aritmia e altri valori, un sospetto, dirà poi il Ctu del Tribunale, dell’infarto in corso. Partono, contestualmente le analisi di laboratorio per dosare gli enzimi cardiaci che in prima battuta danno esito negativo, per questo, dopo 47 minuti, viene rimandato a casa.

Nessuno immaginava l’epilogo delle ore successive, il malore e l'insorgenza dell’ictus con successiva invalidità dell’uomo pari al 48 percento. Il resto è cronaca del processo civile di primo grado. Il giudizio è iniziato nel 2012, quando a Sora c'erà la sede distaccata del Tribunale di Cassino, ma si è concluso proprio nella Città Martire, con il deposito della sentenza il 28 agosto scorso. Centralità, al di là della somma che il giudice (Got), ha riconosciuto agli eredi dell’uomo (venuto a mancare qualche anno fa), è stata la consulenza tecnica d'ufficio.

Proprio il Ctu ha ricostruito il tempo in cui l’infartuato è rimasto al pronto soccorso e l’errata diagnosi del medico condannato in solido con l’Asl di Frosinone, ma non del cardiologo (assistito dall’avvocato Angelo Di Siena). Fino al nesso di causalità dell’infarto e l’ictus invalidante. Consulenza fatta propria del giudice che ha condanno l’Asl e il medico.

Il Ctu in sostanza ha ritenuto che il medico nel rimandare a casa il paziente si sia discostato dalle regole di “prudenza” che il caso in esame avrebbe preteso.

All’uomo in particolare sono stati eseguiti gli esami del sangue per valutare le troponine (enzimi di natura proteica presenti nel muscolo cardiaco), che si alterano in caso di infarto. La prima negatività a detto dosaggio, però, non esclude l’infarto. Sostiene il Ctu: «In presenza di dolore toracico, era indicato, come prescritto dai protocolli di pronto soccorso, ripetere il prelievo per valutare gli enzimi a distanza di 4, 6, 8, 12 ore dal primo».

Dunque andava ripetuto il tracciato cardiaco, andavano monitorati gli enzimi cardiaci e il paziente doveva essere trattenuto in osservazione. La sentenze del Got del Tribunale di Cassino, con la finalità dell’approfondimento giuridico, è finita nel prontuario delle sentenze civilistiche commentate dall’avvocato Emanuela Foligno. 

“Il Tribunale di Cassino - ha commentato l’avvocato Foligno - ritiene accertata la responsabilità colposa del medico di Ps nella causazione dell’evento per aver dimesso il paziente senza un adeguato periodo di osservazione clinica e senza completare gli accertamenti”.

Il risarcimento accordato con la sentenza di primo grado è di 383 mila euro e 20 mila euro di spese legali.

© RIPRODUZIONE RISERVATA