Immigrazione/L'odissea di Selmia
nell'ultimo romanzo di Raoul Parlanti

Venerdì 11 Ottobre 2019
Il barcone, stracolmo di immigrati (foto di copertina), è il simbolo di un fenomeno che ormai ci tocca da vicino, fa parte della nostra epoca. 
Già, ma siamo davvero ospitali? Che valore diamo alla parola «ospitalità»?
A queste domande, di stretta attualità, cerca di dare una risposta il dottor Raoul Parlanti, medico di famiglia, da sempre impegnato in battaglie sociali ed ambientale. Ed ora, giunto alla pensione, ha messo da parte stetoscopio e ricettario per aprirsi alla letteratura. Un modo per trasmettere le sue esperienze di medico, ma soprattutto di vita.
L’ultima sua fatica si chiama, appunto, «Destinazione nessuna», un romanzo sulle vicissitudine di una migrante eritrea, che induce a pensare. La presentazione del libro è fissata per sabato 19 ottobre, nel Palazzo della Provincia, alle ore 9. Relatori saranno i professori Antonio Martino e Marcello Carlino, mentre l’attrice Gabriella Silvestri leggerà alcuni brani del libro. 
«“Destinazione nessuna” - spiega Raoul Parlanti - pone all’attenzione una serie di argomenti, come la questione etica e il contratto tra popoli migranti e popoli accoglienti. Noi italiani, e ciociari in particolare, abbiamo sempre avuto dei valori etici molto forti che hanno tutelato i cittadini nei vari eventi storici. Valori che ci vengono dal cristianesimo, dal pensiero liberale e dal movimento socialista. Quindi valori forti, che permeano il diritto e la carta costituzionale, strutturati nella nostra cultura nel corso dei millenni. Ma sono bastati pochi anni di interfaccia con i migranti e una capillare opera di amplificazione dei problemi e di mistificazione delle informazioni, per imporre una deriva egoistica al nostro comportamento e alle nostre coscienze. La parola d’ordine era: “non sono razzista, ma….” Oppure: “ Sono tutti delinquenti, bisogna cacciarli”. In realtà l’indice di “criminalità” è dell’1,2% tra gli irregolari, ma si abbassa allo 0.6% quando essi vengono regolarizzati, cioè quando possono lavorare» conclude l’autore.
IL FILO CONDUTTORE
Il filo conduttore del romanzo è costituito dal racconto della protagonista, Selmia, una storia di migrazione tragicamente dolorosa che racconta il suo cammino della speranza partito dall’Eritrea e costellato di orrori immani, come una via crucis con stazioni di sfruttamento, di respingimenti, di muri.
Non c’è nulla, di tutto ciò che è scritto in questo libro, che non sia successo. Ogni cosa descritta è un fatto di cronaca, è successa a qualcuno. L’autore si è limitato a rimescolare tutte quelle cose e a ricostituirle per costruire una storia, un romanzo. Il libro, infine, sarà motivo di un importante convegno che si terrà a Montecassino, tra un paio di mesi, dove docenti universitari, religiosi, volontari si confronteranno proprio sul tema dell’accoglienza. Ultimo aggiornamento: 10:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA