Il Riesame blocca il sequestro del depuratore Asi di Ceccano

Il depuratore di Ceccano
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Giovedì 6 Agosto 2020, 04:19 - Ultimo aggiornamento: 08:48

Nuova, sonora bocciatura, della richiesta di sequestro del depuratore Asi di Ceccano.
Dunque l’impianto funziona, e non è certo la causa di eventuali forme di inquinamento. Lo ha ribadito il Tribunale del Riesame di Roma che ha negato i sigilli al depuratore; ma, al tempo stesso, consente un respiro di sollievo alle 170 aziende della zona industriale di Frosinone che, appunto, utilizzano l’impianto di Ceccano per depurare le rispettive acque reflue.
Inutile aggiungere che, un provvedimento di sequestro, avrebbe bloccato le attività produttive mandando a casa migliaia e migliaia di persone.


Con un’articolata indagine diretta dal PM presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, Alberto Galanti, e condotta dalla Forestale e da Arpa Lazio, è stata messa in discussione l’intera gestione del Depuratore di Ceccano, di proprietà dell’Asi, ma gestito dalla società AeA Spa, che hanno affidato le loro difese agli avvocati Sandro Salera, Domenico Marzi, Vincenzo Pastorino e Paolo Marandola.
In particolare, con riferimento ad episodi avvenuti dall’anno 2016 in poi, sono stati ipotizzati i reati di Inquinamento ambientale, di traffico illecito di rifiuti, di esercizio dell’attività di gestione di rifiuti in assenza della prescritta Autorizzazione Integrata Ambientale. Ipotesi di reato di cui rispondono i 4 indagati (il responsabile di AeA e i tecnici che gestiscono l’impianto). Accuse pesanti, ma fondate su delle basi di argilla, come il Tribunale del Riesame ha ribadito. 

Le accuse, infatti, fanno riferimento ai cosiddetti «codici a specchio», ossia a dei codici specifici (attraverso i quali vengono classificati e, dunque, trattati, i rifiuti) sulla cui interpretazione ci sono centinaia di interpretazioni diverse. Relativamente all’ Autorizzazione Integrata Ambientale (Aia), invece, è stato appurato che c’è, ed è stata regolarmente rilasciata dalla Provincia.
Va precisato che il Consorzio Asi è del tutto estraneo a questa vicenda giudiziaria avendo delegato la gestione degli impianti di depurazione, appunto, alla società AeA.

La Procura presso la DDA di Roma, a sostegno delle proprie ipotesi, aveva anche richiesto il sequestro preventivo dell’impianto e la contestuale nomina di un amministratore giudiziario che gestisse il depuratore che serve la Valle del Sacco.
Già in una prima fase le difese erano riuscite a chiarire la posizione dei propri assistiti, tanto che il Gip non aveva accolto la richiesta di sequestro.

Ma la Procura ha insistito e, convinta delle proprie tesi, contro tale provvedimento, il Pm ha presentato un lungo ed articolato appello al Tribunale del Riesame di Roma che ha fissato un’apposita udienza per decidere se accogliere la reiterata richiesta di sequestro e di nomina dell’amministratore giudiziario. 
In tale occasione il Consorzio Asi e AeA, hanno potuto dimostrare, attraverso la produzione di memorie, documenti e lunga discussione orale, la assoluta correttezza della gestione del depuratore e l’infondatezza delle misure richieste.

E qui la seconda bocciatura della tesi accusatoria: il Tribunale del Riesame di Roma, infatti, accogliendo le tesi del collegio difensivo costituito dagli Avvocati Sandro Salera, Domenico Marzi, Paolo Marandola e Vincenzo Pastorino, ha rigettato l’appello proposto dalla Procura presso la DDA di Roma, ritenendo ancora una volta che non ci siano le condizioni per il sequestro dell’impianto.

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