L'inferno e il riscatto di Giorgia: «Donne, non fidatevi mai. Al primo schiaffo fuggite via»

L'inferno e il riscatto di Giorgia: «Donne, non fidatevi mai. Al primo schiaffo fuggite via»
di Marina Mingarelli
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Mercoledì 24 Novembre 2021, 08:40 - Ultimo aggiornamento: 16:09

Giorgia (nome di fantasia), una impiegata di 35 anni di Frosinone, è una delle tante donne vittime di violenza. Ma lei però ha avuto la forza di rialzare la testa e di riappropriarsi della sua vita. Giorgia, che è mamma di due bambini, ora raccontato i quei cinque anni di inferno vissuti con un marito violento.

Quando ha capito di aver sposato una persona violenta?
«Ho conosciuto mio marito, un libero professionista, in ambito lavorativo. Ero rimasta vedova giovanissima e con un bambino di soli sei mesi, mi sembrava di aver toccato il cielo con un dito. Era dolce e premuroso non soltanto con me ma soprattutto con mio figlio. Tu meriti ancora di essere felice mi diceva, invece subito dopo la nascita del nostro bambino è arrivato l'inferno».

Quali sono state le prime avvisaglie?
«Non appena è nato il piccino aveva cominciato ad escludere il mio primogenito che lui chiamava papà. Per non parlare del fastidio che provava quando si parlava del mio marito defunto. Aveva proibito al bambino di conservare le foto del genitore. Poi erano arrivate le punizioni. Non aveva alcuna pietà di quel ragazzino al quale commissionava ogni tipo di lavoro umile. Ed i compiti li doveva fare prima che calasse il sole perché poi doveva accendere la luce e la corrente costa. E quando prendevo le difese di mio figlio, cominciava a colpirmi con pugni e calci, insultandomi e sputandomi addosso. Ma non potevo permettere che lo trattasse così male. Talvolta gli impediva persino di cenare».

C'è stata un momento in cui ha pensato che quella sbagliata fosse lei?
«Assolutamente si. Il mio ex marito non faceva altro che dirmi che ero una pessima madre e una pessima moglie. E per farmi pesare di non essere quello che lui voleva, mi aveva allontanato dalla mia famiglia e dagli amici a me più cari. Mi faceva sentire sbagliata anche se andavo a trovare mia madre, perché toglievo tempo diceva, alla mia famiglia».

Quando ha preso consapevolezza che quell'uomo le stava distruggendo la vita ed ha detto basta?
«L'episodio scatenante si è verificato quando mio figlio non era riuscito a sbrigare del lavoro che gli aveva commissionato, io per paura che lo picchiasse mi ero messa in mezzo per prendere le sue difese, ma a quel punto ha cominciato a colpirmi, io con il piccino in braccio ho cercato di scappare ma lui dopo avermi preso per i capelli e scaraventato sulle scale me lo ha strappato dalle braccia. Ho corso con l'altro figlio fino a dentro l'auto. L'ho lasciato che prendeva a pugni un mobile che si trovava in garage. In quel momento ho pensato che se mi avesse colpito ancora mi avrebbe ammazzato».

Quando ha capito di avercela fatta e che poteva ritornare a vivere?
«Quando mi sono recata al centro antiviolenza spazio Osa a Frosinone. Lì ho trovato l'avvocato Sonia Sirizzotti che mi ha aiutata non solo a far scattare la denuncia nei confronti di questo marito padrone, ma mi è stata accanto in questo percorso verso la rinascita. Adesso sono una donna serena, sono tornata a casa dei miei genitori che mi hanno aiutato tanto, ho trovato di nuovo un lavoro come impiegata in una azienda del capoluogo e mi godo i miei due figlioletti.

Quale consiglio si sente di dare a tutte le donne?
«Di non essere mai troppo fiduciose, al primo schiaffo, al primo insulto, scappate via».
 

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