Frosinone, il farmaceutico vale 5 miliardi ma manca personale specializzato. La Cisl: «Serve istituto per la formazione»

Frosinone, il farmaceutico vale 5 miliardi ma manca personale specializzato. La Cisl: «Serve istituto per la formazione»
di Pierfederico Pernarella
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Lunedì 13 Dicembre 2021, 09:43

La locomotiva del farmaceutico continua a correre veloce. Anzi, con la pandemia, che ha messo in crisi altri settori trainanti come l'automotive, in quello chimico ha accelerato investimenti, ora cruciali per la lotta al Covid, ma ancora più strategici per il futuro. Il distretto farmaceutico ciociaro riveste un ruolo di primo piano in questa sfida.

La Catalent (che si doterà di uno strumento preziosissimo come i bioreattori) e la Sanofi di Anagni stanno lavorando per produrre in proprio vaccini. Così anche la Biomedica Foscama di Ferentino che ha un piano da 20 milioni di euro che sarà supportato anche dalla Regione Lazio. Investimenti che non guardano solo all'emergenza del momento, ma alla nuova frontiera della ricerca farmaceutica, dai farmaci biologici alle cellule staminali.

I numeri del settore oggi disponibili vanno letti in prospettiva. A ricordarli è il segretario della Femca Cisl Frosinone, Antonella Valeriani, nei giorni scorsi confermata alla guida della federazione: «Negli ultimi 10 anni l'export farmaceutico del Lazio (settore nel quale l'Italia occupa il primo posto in Europa) è quasi quadruplicato: +31%. Una produzione totale che sfiora i 33 miliardi di euro di cui il 38% viene prodotto nel Lazio. Cioè 12,4 miliardi di euro: il 42% da Frosinone».

Nell'ultimo anno realtà come la Catalent e la Thermo Fisher sono arrivate ad impiegare ognuna un migliaio di dipendenti. Ma i margini di crescita dell'occupazione sono ancora più larghi. Una buona notizia, ma c'è un problema.

I numeri dell'occupazione

«Il tasso di occupazione tra i 20 e i 64 anni nel 2020 è stato del 54,3%. Un dato in crescita rispetto al passato - evidenzia la Valeriani - ma la vera spinta può esserci solo se si supera l'attuale gap nella formazione. C'è una grande difficoltà a trovare figure specializzate nel farmaceutico, penso ad esempio a quelle addette alla manutenzione. È arrivata l'ora di creare una rete che metta in rapporto la domanda con l'offerta di lavoro. Anche per il farmaceutico l'esempio da seguire è il progetto dell'istituto meccatronico lanciato da Confindustria».

I numeri del lavoro sembrano confermare questa analisi: «Oggi in provincia di Frosinone solo il 25,9% dei giovani tra i 15 e 29 anni ha un'occupazione, ma allo stesso tempo in Ciociaria - fa osservare il segretario della Femca Cisl Frosinone - è migliorato il tasso d'istruzione con il 68% di diplomati e il 29,9% di laureati tra i 25 e i 39 anni, il dato più alto dopo Roma. Queste risorse vanno indirizzate verso il mercato del lavoro e oggi il settore farmaceutico è quello che offre le maggiori prospettive. Anche per superare altri ritardi: quasi il 70% degli occupati è uomo. Noi sindacati siamo disponibili, ma proporre e coordinare processi virtuosi spetta alla politica».

Più in generale, prosegue la Valeriani, è dovere della politica rendere la provincia più attrattiva e competitiva di quanto lo sia (poco) ora: «Esistono problemi decennali non ancora del tutto superati - ricorda la sindacalista - Oltre al disallineamento tra mercato del lavoro e competenze, iter autorizzativi lenti, carenze nelle infrastrutture, costi dell'energia».

Il pensiero del segretario della Femca Cisl Frosinone va soprattutto al Piano nazionale di resistenza e resilienza (Pnrr): «La Regione Lazio ha a disposizione 17 miliardi: è fondamentale predisporre progetti che abbiano un impatto positivo sulle imprese, sui lavoratori e sui cittadini. Questo significa interventi nei trasporti, nella sanità, nella rete ultraveloce, nelle riconversioni verso alta tecnologia delle imprese non più competitive».
 

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