Frosinone scialbo: due punti persi

Sabato 20 Febbraio 2021 di Stefano De Angelis
Frosinone scialbo: due punti persi

Due punti persi più che uno guadagnato. Un Frosinone lento, impalpabile e confusionario si lascia ingabbiare dall’ultima della classe, il Pescara, e non riesce a compiere l’agognato scatto per risalire la classifica. Lo “Stirpe” resta un tabù, con la vittoria interna che manca da più di due mesi, e le posizioni nobili dei playoff da domani potrebbero assomigliare più di ieri a una montagna da scalare.

Troppo spento il Frosinone, posseduto dalla paura, privo di mordente e della fantasia dei propri gioielli. Troppo prevedibile in fase di costruzione, sterile, se non evanescente, nei tentativi d’attacco e quasi assente sulle fasce. Soprattutto lontano dai concetti di rapidità d’esecuzione. Eppure il colpo nella tana dell’Entella, seppur sofferto, aveva riacceso l’entusiasmo e la voglia di imprimere un cambio di passo lasciandosi alle spalle, definitivamente, la crisi da “tre punti”. Ma così non è stato. Contro il Delfino, in piena agonia da settimane, i giallazzurri hanno mancato un successo che li avrebbe proiettati in zona playoff, in condominio con il Lecce. Il Frosinone, invece, ha perfino rischiato di rovinarsi la vita da solo, ma a non rendere totalmente amara la serata ci ha pensato Bardi, chiudendo d’istinto sulla punta biancazzurra a inizio ripresa. Un mezza battuta d’arresto, dunque, coincisa con un’involuzione sul piano del gioco.

L’inizio è blando e, soprattutto, bloccato dai tatticismi. D’altronde la posta in palio è alta per entrambe le squadre, con i canarini a caccia di punti vitali per risalire la china e gli abruzzesi intenzionati a invertire la disastrosa rotta che li ha lasciati inchiodati nei bassifondi della classifica. Per questo in campo, anche per l’assetto speculare delle formazioni, prevale una fase di studio. Vince la paura di osare e la priorità è quella di non concedere spazi per non correre rischi. Non ne giova nessuno, nemmeno lo spettacolo. I ritmi troppi bassi bloccano le manovre e consentono ai reparti arretrati di mantenere le posizioni, al punto che i portieri restano perlopiù spettatori in campo. Il risultato è che gli interpreti che potrebbero spaccare il match, puntando su fantasia e rapidità, restano imbrigliati nella ragnatela. E’ quello che accade a Rohden e Iemmello da una parte e a Galano e a Odgaard dall’altra. Ma è quello che non vuole vedere Nesta, che alla vigilia aveva chiesto un cambio di marcia, non solo sul piano del rendimento ma anche su quello dell’intensità.

 Il tecnico dalla panchina si sgola e chiede ai suoi maggiore rapidità. Il Frosinone così si scioglie e con il passare dei minuti prende coraggio e campo. E qualche segnale s’intravede, anche per la maggiore aggressività di Maiello nella zona nevralgica. Le accelerazioni, però, sono fiammate che, seppur poco efficaci, fanno capire che è quello che serve per provare a sbloccare la gara. La riprova si materializza al 12’ con la prima verticalizzazione che spezza la difesa del Delfino: Iemmello lancia Novakovich, che non trova il tempo giusto. Il Frosinone cresce e, oltre al pressing alto sui portatori di palla avversari, inizia a inquadrare la porta da lontano. Lo fa con Iemmello al 17’, poi fa correre i brividi a Fiorillo al 25’ sul traversone destinato a Rohden, anticipato d’un soffio. I giallazzurri mantengono il controllo delle operazioni e stazionano quasi stabilmente nella metà campo degli ospiti, ma è troppo poco per rompere l’equilibrio. Anche perché il Pescara, che punta sulle ripartenze, si difende bene e riesce a chiudere la frazione in parità.


Nella ripresa lo spartito non cambia. Nesta e Grassadonia, alla sua prima alla guida dei biancazzurri, confermano fiducia ai rispettivi undici con cui avevano iniziato. Le manovre restano poco fluide. Il Frosinone si conferma padrone del campo, ma i tentativi si rilevano sterili perché sulle fasce i padroni di casa non riescono in quello che dovrebbero, cioè creare la superiorità numerica. E come spesso accade nel calcio, il Frosinone al primo episodio sfortunato rischia di capitolare: al 4’ Brighenti controlla la sfera, ma scivola lasciando quasi una prateria per Odgaard, ipnotizzato da Bardi, che salva la porta. E come nel primo tempo, è un lampo di velocità a creare le premesse per un pericolo, come al 58’ in occasione di una triangolazione sullo stretto che non si chiude con Rohden protagonista. Ancora troppo poco. Il Pescara, dal canto suo, prova a uscire dal guscio, ma senza costruire vere occasioni. Regna la noia. E quando c’è uno sprazzo di reattività, si ripresenta d’incanto un’opportunità: ghiotta quella costruita da Salvi al 68’, in una delle poche discese, che fa partire un cross per l’accorrente Brighenti, che tutto solo in area gira a lato. Arriva la girandola dei cambi. Nesta prova a dare freschezza e imprevidibilità inserendo Boloca e Parzyszek al posto di Rohden e Novakovich. Ma, a sorpresa, è il Pescara a mostrarsi più intraprendente e a tenere in apprensione in un paio di occasioni la retroguardia giallazzurra. Il Frosinone resta ostaggio delle proprie paure e gli assalti finali sono improduttivi. Alla fine il risultato arride al Pescara, che prova a ripartire verso la salvezza. 

 

Ultimo aggiornamento: 21 Febbraio, 20:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA