Frosinone, pestaggio e attentato al negozio dopo una lite al bar: in sei ora rischiano il processo

Il tribunale di Frosinone
di Marina Mingarelli
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Venerdì 12 Febbraio 2021, 09:33 - Ultimo aggiornamento: 09:34

Lo hanno pestato a sangue, tentato di investire, hanno provato ad incendiargli l'auto con lui e suoi familiari dentro e infine gli hanno fatto esplodere la saracinesca con una bomba carta. Un inferno vissuto per giorni da un vetraio di Frosinone, una spirale di violenza che, stando almeno agli atti, sarebbe stata innescata da un semplice alterco in un bar.

Ora rischiano il processo sei persone che a vario titolo, secondo l'accusa, avrebbero preso parte a questa sorta di caccia all'uomo: Gerardo Pisani, frusinate di 39 anni; Ernesto Barile di 30 anni anche lui di Frosinone; Vincenzo Di Caterino nato a Santa Maria Capua Vetere di 36 anni; Stefano Di Gennaro di 26 anni; Leonard Barile fratello di Ernesto di 29 anni e Aymen Nadif un marocchino di 24 anni. Gli indagati debbono rispondere a vario titolo di tentato omicidio, danneggiamento, falsità materiale e false dichiarazioni. L'udienza davanti al gup è stata fissata per il 26 marzo prossimo.

La vicenda risale al maggio del 2019 quando il marocchino si sarebbe sentito o maltrattato all'interno di un bar da uno dei due fratelli che gestivano una vetreria nel capoluogo. Vantando conoscenze che contano nell'ambiente della malavita locale, lo straniero aveva giurato di fargliela pagare. E quanto parola non lo avrebbe detto tanto per dire, per una semplice spacconeria.

Dopo aver informato i suoi amici, Pisani e Barile, avevano subito messo in atto la spedizione punitiva. Il vetraio, dietro la minaccia di una pistola, era stato costretto ad seguire i due che lo avevano condotto in una zona deserta. Qui l'uomo era stato picchiato a sangue. Trascinato fuori dall'abitacolo, Di Caterino personaggio già conosciuto alle forze dell'ordine, che si era messo alla guida della macchina, avrebbe tentato di travolgere l'uomo mentre Pisani lo incitava ad ucciderlo. Fortunatamente il vetraio riuscì a mettersi in salvo e a correre al Pronto soccorso per farsi medicare le tumefazioni al volto e i traumi costali.

Il pestaggio non era bastato a soddisfare la sete di vendetta. Dopo qualche giorno infatti il vetraio, che si trovava a bordo di una BMW insieme al fratello ed alla cognata, mentre stava percorrendo la Monti Lepini era stato speronato da Nadif che lo aveva costretto a fermarsi. Subito dopo il marocchino aveva cosparso di benzina la vettura cercando di bruciarla insieme agli occupanti. Fortunatamente la cicca di sigaretta che era stata gettata all'interno dell'abitacolo non aveva prodotto l'incendio e i due fratelli e la parente erano riusciti a scappare.

Ma anche questa volta non era tutto. Subito dopo il raid, con una bomba carta, era stata fatta saltare la saracinesca della vetreria. Le indagini portate avanti dalla Squadra Mobile portarono all'arresto di Barile e Pisani, poi scarcerati. Barile, difeso dall'avvocato Tony Ceccarelli, al momento risulta irreperibile. Pisani è difeso dall'avvocato Marco Maietta. Le parti offese sono intenzionate a costituirsi parte civile.
 

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