Il virus arretra, ma lo smart working resta: uffici pubblici deserti e servizi a rilento

Gli uffici vuoti della Regione, a Frosinone
di Gianpaolo Russo
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Uffici vuoti, telefoni che squillano, servizi rallentati per gli utenti. La diffusione dello smart working, unito sempre più alle carenze in organico del personale, sta cambiando il modo di lavorare di molti uffici pubblici. Introdotto per evitare assembramenti in ufficio, anche ora che i contagi dal Covid sono in rapido calo, alcuni enti lo stanno praticando come se fosse divenuta una regola fissa.

Alcuni lo hanno previsto solo per i cosiddetti lavoratori “fragili” coloro cioè che avendo patologie conclamate sono considerate più a rischio in caso di infezione da Covid. Altri lo hanno ridotto ma è ancora lo strumento più diffuso di lavoro. 

LA FOTOGRAFIA

Ma vediamo la fotografia attuale negli uffici pubblici principali presenti nel capoluogo: comune, amministrazione provinciale e regione Lazio. 

Al Comune lo smart working ora è riservato solo ai dipendenti con patologie. Sino al 31 dicembre ci sarà la possibilità, di fruirne per preservarsi da un eventuale contagio. Il dirigente al personale, Andrea Manchi, afferma: «Oramai solo una piccolissima percentuale di dipendenti beneficia di questa possibilità, in questo momento ve ne sono circa 5 che lavorano dalla propria abitazione».

Il sindaco Nicola Ottaviani in passato fu molto critico verso questa soluzione e parlò apertamente di «rischio paralisi specie per i comuni che, come Frosinone, non potevano permettersi nuove assunzioni per via della grave crisi debitoria».

«All’inizio dell’emergenza sanitaria – dichiarò - aveva un significato il lavoro a distanza; ora deve prevalere il buon senso e la ragionevolezza. Ancora una volta, una concezione ipergarantista, almeno formalmente, della prestazione lavorativa, pur nascendo da buoni presupposti, rischia di sfociare in una paralisi che, in questo momento, non possiamo permetterci».

Il problema al comune di Frosinone è che manca proprio il personale. Le file quotidiane all’Anagrafe sono emblematiche. La possibilità di fruire di quota 100 ha indotto decine di dipendenti ad anticipare la pensione senza però essere sostituiti. 

IN PROVINCIA 

Diversa la situazione all’amministrazione provinciale di piazza Gramsci dove quasi la metà dei dipendenti provinciali resta a casa mentre vengono salvaguardati i settori ritenuti indispensabili come quelli sulla viabilità, manutenzione e polizia provinciale.

«Da noi - riferisce la dirigente Michela Micheli - all’inizio della pandemia il 70% del personale (su circa 300 dipendenti, ndr) svolgeva il lavoro a distanza, da qualche tempo siamo scesi al 50% ma in questi giorni stiamo ulteriormente scendendo verso il 30% anche per consentire lo svolgimento della fruizione delle ferie estive. Sotto il profilo della redditività l’amministrazione provinciale non ha subito un abbassamento dell’efficienza. I tempi di pagamento dei fornitori sono stati sostanzialmente stabili al di sotto dei 30 giorni, così per l’espletamento delle gare non ci sono stati ritardi. Anzi nel periodo di pandemia sono stati attivati nuovi servizi come lo sportello ambiente per i cittadini e le imprese, sportello Artemis contro le violenze, l’agenda smart per prenotare gli appuntamenti per evitare assembramenti».

LA SEDE DISTACCATA DELLA REGIONE LAZIO

Uffici semi deserti invece in alcuni uffici della Regione Lazio. Nella sede distaccata di Frosinone, in via Francesco Veccia (a due passi dalla stazione a valle dell’ascensore inclinato), l’altro giorno i corridoi, così come le scrivanie, erano quasi tutte vuote.

Un esempio: dei 22 dipendenti del Settore Agricoltura erano presenti solo in 2. Gli altri, tutti a casa. Persino l’ufficio del protocollo era vuoto. «La verità - spiega il dirigente del Settore Agricoltura, Luciano Massimo - è che negli ultimi mesi ci sono stati tanti pensionamenti per “quota 100”. Eravamo 80, in Ciociaria (considerando anche gli uffici di Cassino, Atina, Ceprano), e siamo rimasti in 55. Tra l’altro molti dipendenti, in questo periodo, stanno smaltendo le ferie arretrate».

L’alternativa è inviare una mail e aspettare la risposta. «Ma la risposta - commenta un utente all’ingresso - non è mai arrivata. Ecco perché sono venuto di persona presso gli uffici. Peccato che ho trovato il deserto».

Infine uffici ancora chiusi al pubblico presso la sede Inps di Frosinone. Il personale sta pian piano rientrando in sede, ma per la ripresa dei servizi allo sportello ancora ce ne vuole.
 

Venerdì 4 Giugno 2021, 02:40 - Ultimo aggiornamento: 16:29
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