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Femminicidio a Frosinone: «Basta scuse, chi uccide è sempre un violento»

Femminicidio a Frosinone: «Basta scuse, chi uccide è sempre un violento»
di Giovanni Del Giaccio
4 Minuti di Lettura
Sabato 7 Maggio 2022, 16:42

Era al Senato a presentare il suo ultimo libro quando si è diffusa la notizia del femminicidio a Frosinone. Ilaria Bonuccelli, scrittrice e giornalista, del fenomeno si occupa da anni. Dopo Per ammazzarti meglio ha scritto, sempre per l'editrice Il pozzo di Micene, Violenzissima. Le scuse che assolvono i violenti.
La storia di Pietro Ialongo sembra calzare a pennello con i racconti che l'autrice ha raccolto nel tempo. «Anche in questo caso, stando a ciò che scrive la gran parte dei media, siamo di fronte sempre allo stesso schema - dice - lui non aveva accettato la fine della storia e nella narrazione si tenta di ridurre il fenomeno del femminicidio al fatto che la donna lo lascia, lui non è d'accordo e la ammazza per la disperazione. Per un amore sofferente, ma quando una vicenda finisce in questo modo di amorevole non c'è proprio nulla. Il problema - aggiunge - è che questo pregiudizio di fondo che non si sradica, né da parte degli investigatori né da chi descrive i fatti e li riporta ai lettori e telespettatori».


Secondo la scrittrice si deve partire da un altro punto di vista: «Il tema non è la presunta gelosia. Nessuno si è domandato il perché lo avesse lasciato, perché è finita? Forse perché lui era violento anche prima. Ancora non si è compreso, purtroppo, che il femminicidio non è mai un atto estemporaneo. Solo che non ci poniamo mai il dubbio se chi uccide abbia usato violenza anche prima, psicologica, fisica o economica per esempio».
Non risultano denunce da parte di Romina De Cesare, ma questo purtroppo è comune a molti casi del genere. Le donne non denunciano perché non vogliono rovinare gli ex. . «Ammettiamo che non fosse violento, va bene, lei lo lascia perché non lo ama più o perché qualcosa non è andato, è un suo diritto sacrosanto finire una storia, giusto? Bene, se seguiamo il ragionamento di chi indaga su queste vicende il delitto si consuma perché chi viene lasciato non accetta la fine della relazione. Questo equivale a dire che o le storie finiscono consensualmente o si finisce ammazzate e questo non è accettabile. Ripeto, chi uccide è sempre una persona violenta».
C'è un altro elemento che viene sottolineato: «Basta dire che uccidono perché malati o gelosi, raccontare dello stato di shock che poi diventa un alibi per chiedere in tribunale le attenuanti. Per quanto ho letto di questo caso lui chiede un chiarimento, nell'ultima sera che avrebbero trascorso in quella casa, discutono, prova a strangolarla, la accoltella più volte, poi ha la lucidità di prendere l'auto e andarsene e gettare il coltello. Non ci siamo, l'uomo che ha confessato ha compiuto azioni che richiedono lucidità e freddezza. Se poi ha tentato di suicidarsi come avrebbe riferito e non ci è riuscito mi spiace, ma è un rimorso tardivo e non c'entra nulla con una parziale e momentanea incapacità di intendere e volere, lo stato confusionale, la gelosia. Sono scuse e a me sembra chiaro che ha premeditato di uccidere la ex, come avviene in tutti i casi del genere».
Giovanni Del Giaccio
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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