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Emanuele e Willy uccisi dal branco, ma per loro sentenze diverse: ecco perché

Willy Monteiro Duarte e Emanuele Morganti
di Pierfederico Pernarella
4 Minuti di Lettura
Lunedì 11 Luglio 2022, 07:28 - Ultimo aggiornamento: 08:00

Nei giorni in cui stava per chiudersi il processo sull’omicidio di Willy Monteiro Duarte, è arrivato il verdetto della Cassazione su quello di Emanuele Morganti. I destini tragici dei due giovani si sono incrociati ancora una volta. Entrambi strappati alla vita all’età di 21 anni dalla violenza insensata del branco in una notte della movida, le loro vicende processuali hanno però avuto esiti diversi.

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Per la Procura di Frosinone Mario Castagnacci, Paolo Palmisano e Michel Fortuna dovevano essere condannati all'ergastolo per l'omicidio volontario aggravato dai futili motivi di Emanuele Morrganti. Ma aìla tesi dell'accusa non ha retto alla prova del giudizio. I giudici di primo, secondo e terzo grado sono stati concordi: Mario Castagnacci, Paolo Palmisani e Michel Fortuna non volevano uccidere Emanuele. Si è trattato di omicidio, ma è stato indipendente dalla loro volontà.  Sono stati quindi condannati, in via defnitiva, per omicidio preterintenzionale a 14 anni di carcere. 

Decisiva nel caso Morganti è stata la perizia medico-legale secondo cui il ragazzo di Tecchiena è morto per l’emorragia cerebrale causata dall’urto contro il montante di un’auto in sosta. La caduta è avvenuta mentre il ragazzo sfuggiva dai suoi aggressori in piazza Regina Margherita ad Alatri.  Una caccia all'uomo innescata da una banale lite che Emanuele aveva avurto all'interno del locale "Mirò" con un ragazzo che stava infastidendo la sua fidanzata. Cacciato dal locale dai buttafuori, Emanuele è diventato il bersaglio di quel gruppo che si dava arie da Gomorra. Colpito prima da un calcio, poi da un un pugno, sferrato da Michel Fortuna, Emanuele ha provato a mettersi in salvo, ma è inciampato su un sampietrino cadendo  “a peso morto” contro l’auto. Era la notte tra il 25 e il 26 marzo del 2017. Portato d'urgenza a Roma, morirà all'alba. 

La perizia medico-legale su Morganti era stata firmata dal professore Saverio Potenza, lo stesso che invece per l'omicidio di Colleferro ha accertato che i Willy  è morto per la raffica di colpi ricevuti nei giardinetti di Colleferro dai fratelli Marco e Gabriele Bianchi, Mario Pincarelli e Francesco Belleggia. Colpi al petto e al collo, in particolare quelli assestati dai fratelli di Artena che praticavano l’arte marziale MMA, che gli hanno lesionato in maniera irreversibile gli organi interni. Nel caso di Willy, quindi, è stato possibile stabilire una consequenzialità tra la violenza del branco e il decesso.

Nonostante questo i legali degli imputati, in particolare l’avvocato Loredana Mazzenga per Mario Pincarelli, hanno provato a giocarsi la carta e chiesto di acquisire agli atti del processo la sentenza della Cassazione sull’omicidio di Emanuele Morganti. 

Ma  i pubblici ministeri Giovanni Taglialatela e Francesco Bardo non hanno avuto difficoltà a ricordare che Emanuele è morto per l’urto contro l’auto, mentre per Willy gli accertamenti medico-legali hanno individuato in un calcio frontale e in un altro al collo la causa della morte. Quindi un pestaggio deliberato e fatale. Tesi recepita in pieno dai giudici della Corte d’Assise che hanno accolto le richieste di condanna, l’ergastolo, per i fratelli Bianchi e quasi in toto quelle per Belleggia, 23 anni di carcere, Pincarelli (21 anni) per i quali l’accusa aveva chiesto 24 anni di reclusione.

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