Piedimonte. Bimbo ucciso dalla madre
«Donatella capace d'intendere e volere»

Mercoledì 9 Ottobre 2019 di Vincenzo Caramadre
Il Gip del Tribunale di Cassino ha rigettato la perizia psichiatrica per Donatella Di Bona, la 28enne, rea confessa dell'omicidio del figlio, il piccolo Gabriel Feroleto di appena 28 mesi.
A presentare la richiesta d'incidente probatorio per espletare la perizia psichiatrica nei confronti della donna è stata la sua difesa, rappresentata dagli avvocati Lorenzo Prospero e Chiara Cucchi, con l'obiettivo di cristallizzare la prova, già in fase d'indagini, sulle condizioni di salute della loro assistita.
Condizioni di salute che ritengono compromesse soprattutto al momento del fatto. Ma il Gip, Salvatore Scalera, analizzati tutti gli elementi, nel primo pomeriggio di ieri ha sciolto la riserva ed ha ritenuto non sussistenti le motivazioni per aprire la fase d'incidente probatorio. Ciò vuol dire che si procede spediti verso la chiusura delle indagini e con probabile, ma non ancora certo, giudizio immediato da parte della Procura.
UDIENZA DAVANTI AL GIP
Ma la donna, nonostante il rigetto delle perizia, non sarà giudicata da una corte d'assise (vale a dire giudici togati e popolari), ma dal Gip perché la difesa ha già annunciato richiesta di rito abbreviato (dunque con la possibilità di sconto di pena pari a un terzo) condizionato proprio a una nuova richiesta di perizia psichiatrica.
La difesa della donna, infatti, forte anche di accertamenti medici di parte, ritiene che Donatella non era nella piene facoltà mentali il pomeriggio del 17 aprile scorso, quando Gabriel fu atrocemente soffocato con una mano stretta tra il naso e la bocca. Una condizione dedotta, dalla difesa della donna rea confessa, anche dalle sue diverse versioni e prese di posizioni.
Almeno due le versioni prima di confermare la sua verità: pochi minuti dopo la morte del piccolo riferisce ai carabinieri e alle altre persone presenti che suo figlio era stato investito da un'auto pirata in via Volla a Piedimonte San Germano, a pochi metri dalla sua abitazione.
Poi, cambia, e confessa l'omicidio. «L'ho ammazzato da sola, Nicola (il papà del piccolo anch'egli arrestato, ndr) era presente, ma non ha fatto nulla».
Ma non sarà questa la sua ultima versione sulla morte del figlio. A giugno scorso, a 40 giorni dal fatto, interrogata dai magistrati nel carcere di Rebibbia di Roma, tira in ballo Nicola Feroleto e afferma: «Lo abbiamo ammazzato assieme«.
LA SCENA
Morte che sarebbe avvenuta di fronte all'abitazione di famiglia di Donatella, dove la coppia si sarebbe appartata alla presenza del bambino. Una confessione e un coinvolgimento diretto nella morte del piccolo sempre negato dal padre Nicola che, di contro, si difende: «Io non c'ero, le avrei impedito di uccidere Gabriel».
Così, dunque, continua a difendersi l'uomo dal carcere di Frosinone, dov'è rinchiuso e dove recentemente ha incontrato il suo legale, l'avvocato Luigi D'anna e la criminologa Roberta Bruzzone.
LA CHAT DI FACEBOOK
Le indagini, come accennato, sono agli sgoccioli. Il Pm Valentina Maisto ha concluso tutti gli accertamenti di natura tecnica. Nelle scorse ore è stata depositata anche l'ultima consulenza sui messaggi, estrapolati dalla chat di Facebook, trovati sul telefono del fratello di Donatella Di Bona, ma scritti da lei. In quei messaggi potrebbe esserci il movente o comunque particolari utili a ricostruire le ultime ore di vita del piccolo e il rapporto di amicizia della madre con altre persone con le quali lei chattava.
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