Dal gioco al volontariato, la nuova scommessa di Tiberio: «Sono guarito dalla ludopatia, ora aiuto gli altri»

Domenica 23 Giugno 2019 di Marina Mingarelli

In soli diciotto mesi è riuscito a sperperare 700mila euro tra case vendute, oro e soldi che ha dovuto restituire agli usurai. Si chiama Tiberio Patrizi, ha 50 anni, è un libero professionista che lavora nel campo del Gpl. Segni particolari: ludopatico. Così si definisce, anche se sono sei anni che Tiberio sta lontano dalle slot machine. Dalla ludopatia non si guarisce. La si può soltanto combattere cambiando il proprio stile di vita.
Tiberio non gioca più nemmeno a tombola a Natale. Non esce mai con più di 5 euro in tasca e sta a debita distanza dai bar e da tutti gli esercizi pubblici dove potrebbe trovare le “macchinette mangiasoldi”. Certe storie hanno anche esiti tragici: domenica scorsa un imprenditore di Tecchiena si è tolto la vita perché distrutto economicamente dal gioco.

IL VOLONTARIATO
L’imprenditore al contrario, dopo aver toccato il fondo, ha deciso di rinascere. È tornato a vivere mettendo la sua esperienza così devastante al servizio di tanta altra persone che sono finite nella spirale della ludopatia. Così nel 2015 è nata l’associazione di volontariato onlus “No Game” di cui è presidente. Ad aiutarlo in questa battaglia contro il gioco d’azzardo la moglie Rossana che gli è sempre stata accanto e che lo ha aiutato in questo percorso di rinascita. I locali dell’associazione si trovano in piazza VI Dicembre a Frosinone. Sono stati concessi dal Comune.
La sfida non è semplice. Il giocatore patologico solitamente si rivolge all’associazione solo perché accompagnato dai familiari. «Questo - spiega Tiberio Patrizi - è soltanto il primo scoglio da superare. Il giocatore “compulsivo” oltre a negare l’evidenza, si chiude a riccio. Poi con le sedute settimanali di auto-mutuo-aiuto- si rende conto che le sue problematiche sono quelle di tante altre persone che stanno vivendo situazioni simili e solo allora comincia ad aprirsi e a prendere coscienza del suo stato».
L’associazione “No Game” interagisce con i giocatori compulsivi attraverso colloqui informativi e di orientamento supportata da strutture pubbliche e specialisti volontari che hanno dato la loro disponibilità. Il giocatore, gratuitamente, si può avvalere dell’auto di un consulente legale per risolvere i problemi finanziari. L’associazione, nel caso ce ne fosse bisogno, ha la possibilità di entrare in contatto con il centro antiusura. In questo momento sono 42 le persone che vengono seguite. I giocatori provengono da Frosinone, Boville, Ceccano e Veroli. A seguire Colleferro, Monte San Giovanni Campano, Lenola, Pico e Sora.

I NUMERI DEL CAPOLUOGO
Il capoluogo ciociaro, dopo quello pontino, è il secondo nel Lazio dove si gioca di più. A seguire Roma, Viterbo e Rieti. A livello nazionale invece Frosinone si colloca al 100° posto. Sono 742 gli apparecchi installati a Frosinone, questo significa che ce ne sono 16 per ogni mille persone.
Come si finisce nella spirale della ludopatia? «Le motivazioni apparentemente - racconta Patrizi- possono essere molteplici, difficili rapporti con la famiglia, la mancanza di denaro o di lavoro. Ma la realtà è che il giocatore compulsivo ha un problema emotivo ed è su questo che bisogna fare leva affinché possa uscire fuori dal tunnel».
Ma si può guarire dalla ludopatia? Patrizi scuote la testa: «Il giocatore compulsivo è come l’alcolista che non tocca vino da tempo, ma basta un bicchiere per poter ricominciare».
Tiberio, padre di due figlie di 19 e 14 anni, oggi è tornato ad essere un uomo sereno, che ha ritrovato la sua dignità. Nel suo viaggio verso la distruzione fortunatamente non ha perso il lavoro. Ha un sogno nel cassetto: trovare dei locali più spaziosi per la sua associazione per accogliere un numero maggiore di persone che hanno bisogno».

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