Corruzione, Riggi e Bacchi davanti al Gup

il progetto
di Aldo Simoni
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Venerdì 4 Dicembre 2020, 04:50

IL PROJECT DI FERENTINO
Mentre è ancora in piedi il processo «madre» presso il tribunale di Roma, prende corpo il processo «parallelo» presso il Palazzo di giustizia di Frosinone.
Le due inchieste hanno entrambe una origine comune: il project del cimitero di Ferentino, culminata con gli arresti dell’ ex consigliere Pio Riggi e dell’ ex assessore Luca Bacchi nella primavera del 2019.
In carcere, a marzo 2019, sono finiti anche Luciano Rosa di 64 anni (cugino di Pio Riggi) e tre personaggi legati alla malavita campana: Ugo Di Giovanni, 42 anni di Napoli; Gennaro Rizzo, 47 anni di Napoli; Emiliano Sollazzo, 31 anni di Roma. Questi ultimi tre - scrive il Gip - avrebbero agito dopo che Pio Riggi aveva chiesto 300 mila euro (ossia il 5% dell’ importo dei lavori) all’ imprenditore Lorenzo Scarsella, proponente il project. Tangente che (sempre secondo l’accusa) Riggi avrebbe dovuto dividere con l’ ex assessore Luca Bacchi.
Ebbene, poichè l’atto corruttivo si sarebbe consumato a Ferentino ecco che entra in gioco la Procura di Frosinone che contesta l’accusa di corruzione a Luca Bacchi (assistito dall’avv. Vincenzo Galassi e Pierpaolo Dell’Anno), a Pio Riggi (avv. Giampiero Vellucci) e agli imprenditori, padre e figlio, Antonio e Lorenzo Scarsella (avv. Enrico Gallinaro).
Dopo la richiesta di rinvio a giudizio formulata dal sostituto procuratore Adolfo Coletta, è fissata per l’11 dicembre l’udienza davanti al Gup del Tribunale di Frosinone.
I DUE FILONI
Dunque, sullo stesso argomento, si sono sviluppate due inchieste; ma mentre la prima, con la prossima udienza ad aprile, prosegue a Roma (poichè si parla di un atto estorsivo compiuto a Tivoli), ora ne nasce una seconda a Frosinone che, di fatto, è strettamente legata alla prima e che, potrebbe chiarire meglio il rapporto che gli imprenditori Scarsella avevano instaurato con gli ex amministratori di Ferentino.
Soprattutto questo secondo filone potrebbe riscrivere l’inchiesta sotto un’ altra luce: ossia che gli imprenditori, prima di diventare «vittime» delle minacce estorsive (a Tivoli), probabilmente avevano avuto degli approcci in Comune, poco trasparenti, per cercare adesioni al loro project.
Per la cronaca va ricordato che l’attuale maggioranza ha già votato per la costituzione di parte civile nel primo processo (quello in corso a Roma) e sta preparando gli atti per costituirsi parte civile anche in questo secondo filone.
Più volte lo stesso sindaco ha parlato di un «grave danno di immagine subìto dalla città» a causa di queste indagini in cui l’attuale amministrazione è completamente estranea. 
C’è da aggiungere, infatti, che la stessa Autorità Anticorruzione, investita del caso lo scorso anno, non ha trovato alcun passaggio oscuro nel comportamento dell’attuale amministrazione. 
Infine il processo di Frosinone potrà chiarire, una volta per tutte, i rapporti tra Riggi e Bacchi.
L’ex assessore, infatti, venne arrestato nell’aprile del 2019, proprio perchè a tirarlo in ballo fu Pio Riggi, il quale, qualche giorno dopo l’arresto, chiese di poter parlare con il magistrato inquirente e fece il nome dell’ex assessore sostenendo che, in giunta, avrebbe caldeggiato l’operazione a favore degli Scarsella di Tivoli. Per il resto, contro Bacchi, non ci sono altre prove.
NELLA CAPITALE
Per questa ragione, l’ex assessore, convinto di poter dimostrare la propria innocenza, è stato l’unico (nel processo di Roma) ad aver scelto il rito ordinario. 
E sempre a Roma, nel frattempo, sono usciti di scena gli altri imputati (Rosa, Di Giovanni, Rizzo e Sollazzo) accusati di aver minacciato l’imprenditore Scarsella, per indurlo a pagare la tangente di 300 mila euro. Ebbene, Rosa, Rizzo e Sollazzo sono stati condannati a 5 anni e 3 mesi. Di Giovanni, invece (per precedenti accumulati in passato) dovrà scontare 6 anni e 4 mesi.
 

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