Corruzione al Catasto, nei guai chi si serviva dei dipendenti arrestati

Corruzione al Catasto, nei guai chi si serviva dei dipendenti arrestati
di Pierfederico Pernarella
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Sabato 16 Novembre 2019, 14:00

L'ufficio del Catasto di Frosinone era stato trasformato in uno studio privato e tutte le tipologie di pratiche erano diventate utili per ottenere guadagni illeciti o più semplicemente per arrotondare. Spesso anche con la complicità o comunque con la consapevolezza di chi serviva di queste agevolazioni per risparmiare tempo o denaro. Bastava rivolgersi a loro e pagare.
Tra le varie contestazioni mosse ai tre i dipendenti del Catasto arrestati mercoledì - Andrea Cristini,52 anni di Alatri, responsabile del Front Office e dei due impiegati Domenico Carnevale 51 anni originario di Pico ma residente a Frosinone e Carlo Mastroianni 58 anni residente a Monte San Giovanni Campano - ce n'è una in particolare che riguarda gli accertamenti nella banca dati del Catasto a cui i tre ovviamente avevano libero accesso per i doveri d'ufficio. Una facoltà che però, secondo le accuse, sarebbe stata, utilizzata per interessi privati e raggranellare qualche soldo in più.

PRATICHE A DOMICILIO
Professionisti del settore (geometri e architetti), privati e agenzie immobiliari si servivano di loro per ottenere sotto banco copie di visure e atti notarili ad uso esclusivo di ufficio. In cambio di questo servizio extra i dipendenti del Catasto indagati si facevano pagare somme che variavano dai 20 ai 50 euro.
I documenti venivano consegnati ai diretti interessati fuori dall'ufficio, ma a volte gli impiegati infedeli recapitavano le carte direttamente a casa degli interessati. Insomma, un servizio completo, per il quale i richiedenti erano disposti anche a pagare un leggero sovrapprezzo. Il tutto a danno delle casse dello Stato.

IL DANNO ERARIALE
Tutto ciò, oltre a trasgredire le procedure d'ufficio previste per questo tipo di pratiche, ha determinato anche un danno erariale al Catasto che è in corso di quantificazione e sarà oggetto, per il recupero, di un procedimento a parte che verrà istruito dalla Corte dei Conti. Proprio in relazione agli accessi abusivi alla banca dati, risultano indagati nello stesso procedimento altre 19 persone, tra liberi professionisti e consulenti, per i reati di corruzione e induzione indebita.

ZONE GRIGIE E OMERTÀ
L'habitat in cui si muovevano i tre dipendenti del Catasto accusati era dunque estremamente ambiguo, pieno di zone grigie, perché, stando alle accuse, spesso le condotte illecite degli stessi avveniva con la complicità e su esplicita richiesta di chi aveva bisogno dei loro servigi e non voleva o non poteva passare per i canali legali. Se le vittime, come dice uno degli arrestati, era chiamate pesci, c'era anche chi in quest'andazzo ci sguazzava consapevolmente.
Non è un caso che, pur essendo molto chiacchierato quell'ufficio, i carabinieri hanno dovuto sudare le sette camicie per trovare qualcuno disposto a denunciare nero su bianco cosa vi accadeva. Tutti sapevano, ma nessuno parlava, per convenienza o per paura di vedere ostacolata per sempre la propria attività. Se parlo, finisco di lavorare. Questo era la giustificazione ricorrente.
Un muro di omertà che non è stato facile scalfire. Solo un geometra di Alatri, vessato dai due collaboratori Domenico Carnevale e Carlo Mastroianni, ad un certo punto ha deciso di raccontare come avvenivano la richieste delle mazzette. Ed è stato solo a questo punto, con una denuncia articolata, che i carabinieri hanno potuto avviare le indagini con i supporti tecnici, intercettazioni e telecamere nascoste, fondamentali per smascherare il sistema.
 

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