Parco, area contigua nel versante frusinate: dopo anni c’è l’intesa con la Regione. Taglio degli ettari e fuori i centri abitati

Mercoledì 13 Gennaio 2021 di Stefano De Angelis

All’appello manca soltanto il Lazio. Molise e Abruzzo, invece, hanno già ratificato l’intesa rispettivamente nel 2008 e nel 2018. L’argomento sul tavolo è quello dell’area contigua nel versante frusinate del Parco nazionale, in Val di Comino. Si tratta di una zona ben definita e regolamentata, prevista dalla legge quadro 394 del ‘91, che ricalcherebbe grosso modo l’attuale fascia di protezione esterna e in cui diverse attività, come la caccia, sono riservate ai residenti. La questione, annosa e spesso al centro di scontri e divisioni, oggi è tornata in primo piano e sembra vicina a sbloccarsi, consentendo così il pieno ricongiungimento dell’anello che circonda l’area protetta.


L’INTESA
Il Parco, infatti, con una delibera del presidente ha recepito la proposta della Regione Lazio sulla perimetrazione dei confini, approvando anche la bozza di protocollo d’intesa con l’ente di via Della Pisana per l’istituzione dell’area contigua. Un passo in avanti che archivia il periodo di stallo durato anni e che apre la strada all’ultimo passaggio dell’iter che porterà il Lazio a uniformarsi alle altre due Regioni coinvolte nella riserva naturale del Centro Italia, casa dell’orso bruno marsicano. Si chiude così una prima fase, fondamentale, fatta di riunioni tra le parti, pareri e relazioni tecniche. Una concertazione che ha messo tutti d’accordo fino ad arrivare a un punto d’incontro. Nel 2015 il Parco aveva inviato alla Regione un’ipotesi di delimitazione della superficie e il governo del Lazio, nel 2019, aveva inserito il capitolo area contigua in Val di Comino tra le priorità per il triennio 2019-2021. La nascita di tali zone, inoltre, è richiamata anche nel Patom, il piano d’azione per la tutela dell’orso.


ETTARI, COSA CAMBIA
I Comuni del versante laziale che rientrano nella zona di protezione esterna (con una porzione di territorio più o meno vasta all’interno della riserva) sono otto: Alvito, Campoli Appennino, Pescosolido, Picinisco, San Biagio Saracinisco, San Donato Val di Comino, Settefrati e Vallerotonda. Una quota di circa diecimila ettari su un totale di oltre ottantamila di pre parco posti a cintura del cuore dell’oasi. Lo schema d’intesa, però, prevede qualche modifica non rispecchiando la stessa geografia della fascia cuscinetto: l’area contigua, infatti, sarà leggermente meno estesa. Nelle cartografie allegate alla documentazione trasmessa dalla Regione, scaturite anche dalla consultazione con i Comuni, è contenuta una riduzione di 324 ettari rispetto a quanto prospettato dal Parco. Una delimitazione che per l’ente con sede a Pescasseroli è “comunque rispondente alle finalità prioritarie fissate” dalla legge quadro del ‘91 e “non si discosta di molto dalla perimetrazione della zona di protezione esterna vigente”. Per questo, dunque, dopo una serie di valutazioni, il Parco ha ritenuto “meritevole di approvazione” lo schema di protocollo d’intesa.


«GRANDE OCCASIONE»
«È semplicemente prevista l’esclusione dei centri abitati e del territorio in cui si trova la cava di Pescosolido - ha spiegato il direttore del Parco, Luciano Sammarone -. L’area contigua è una grande occasione per il comprensorio: si instaurerebbe un regime normativo che va oltre quello delle zone esterne, ma si concerterebbero piani e attività con gli enti locali. Rappresenterebbe allo stesso tempo uno strumento di tutela e un valore aggiunto anche in chiave sviluppo. Per concludere l’iter bisognerà sottoscrivere una delibera». Cosa prevede l’area contigua? «Una volta istituita si dovranno definire, nella più ampia condivisione, i contenuti - ha aggiunto -. Ad esempio andranno individuate le attività da regolamentare, che possono essere la raccolta del tartufo, quelle legate al pascolo, all’uso delle risorse ambientali e a ciò che ha incidenza su quest’ultimo settore».

Ultimo aggiornamento: 15 Gennaio, 11:27 © RIPRODUZIONE RISERVATA