Frosinone, con cinque chili di tartufo raccolti in zona rossa: scatta una denuncia

Mercoledì 2 Dicembre 2020 di Stefano De Angelis

 

È partito dal versante laziale del Parco nazionale per andare alla ricerca di tartufi in quello abruzzese. Pochi chilometri di distanza, una cinquantina, che in questo periodo di pandemia possono fare un’enorme differenza, dal momento che la regione cuore dell’area protetta è ancora zona rossa. Tra le contestazioni sollevate a un 45enne di San Donato Val di Comino, infatti, non c’è soltanto quella di raccolta abusiva del pregiato tubero, ma anche di inosservanza delle misure anti Covid. Per lui, alla fine, è scattata la denuncia. È accaduto nei giorni scorsi quando i guardiaparco di Opi e Pescasseroli, grazie all’ausilio di un drone, hanno fermato l’uomo per un controllo. In quel momento era in località Parruccia, a Gioia dei Marsi: con due cani al seguito e con un vanghetto di quelli che si usano per questa attività, si apprestava a risalire sulla propria auto. Stando alla ricostruzione, in una sola giornata aveva trovato una consistente quantità di tartufo nero invernale: un totale di cinque chili, che aveva messo nelle tasche del gilet, poi sequestrati e consegnati, come prevede la norma, alle residenze sanitarie assistenziali di Alfedena e Barrea. L’uomo è stato così condotto negli uffici della sorveglianza del Parco, a Pescasseroli. È ritenuto responsabile di diverse violazioni: dalla raccolta abusiva del tartufo, che nel Parco può essere fatta solo se muniti di permesso e nel territorio di residenza, al quantitativo ricavato, che per ogni persona non può superare i due chili al giorno; dall’inosservanza dalle norme di contenimento del Covid, poiché l’Abruzzo è zona rossa e non raggiungibile da altre regioni, a quella sull’uso dei sentieri, poiché in mancanza di autorizzazione non poteva uscire dai sentieri né girare con i cani. I guardiaparco, inoltre, hanno fatto partire anche la denuncia ipotizzando il danneggiamento di habitat naturali.


IL DIRETTORE DEL PARCO
«È un episodio gravissimo» ha dichiarato il direttore del Parco, Luciano Sammarone, il quale ha sottolineato che il tartufo è «una risorsa naturale importante e pregiata, che rischia davvero di essere compromessa dalla raccolta esagerata e senza criteri. Né può valere in alcun modo la crisi derivante dall’epidemia - ha aggiunto - perché l’uomo, che vive in un paese del Parco, avrebbe potuto anche “accontentarsi” di aver violato le norme di base, ovvero la raccolta senza autorizzazione e fuori dal territorio di competenza, ma è andato oltre, raccogliendo ben 5 chili di tartufo, tra l’altro in un’area delicata, e in una stagione autunnale non proprio ottimale vista la scarsità di precipitazioni». I controlli continueranno anche nei prossimi giorni.

 

Ultimo aggiornamento: 3 Dicembre, 19:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA