Chris, il musicista stregato dalle Grotte

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Eclettico, brillante, geniale, vivace: in una parola, un artista. E’ Chris J. King, stregato dalle Grotte di Pastena e ormai ciociaro doc. Le sue passioni (la musica e i viaggi) lo hanno portato in tutto il mondo ma alla fine è stato sedotto da quelle buie ma affascinanti spelonche di Pastena. Ed è stato subito amore. Qui, tra le sue chitarre e la quiete dei vicoli, continua a coltivare il suo unico, grande, vero amore: la musica. La sua storia è un romanzo d’avventura, fatto di viaggi e tournée musicali.
«Il primo impatto con la musica - ricorda con un sorriso Chris - inizia da Londra, dove sono nato nel 1953. E’ lì che ebbi il battesimo con la musica nel coro della Chiesa. Per me, bambino di 9 anni, fu un’esperienza fondamentale perchè con loro registrai il primo disco. Erano i primi anni ‘60, gli anni dei Beatles e dei Rolling Stones, che adoravo esattamente come gli Who e Keith Moon».
E poi la prima band...
«Sì, iniziai a suonare la batteria e cantavo in una band (la The Good Time Train) che faceva cover di Led Zeppelin e Deep Purple. Un giorno il bassista di quella band mi suggerì di lasciare la batteria e di provare con la chitarra acustica. Fu la svolta. M’innamorai delle corde e inizia a suonare nei vari club folk di Londra. E iniziai a comporre le prime canzoni. Un conduttore della BBC mi ascoltò e fu il primo complimento. E, soprattutto, mi incoraggiò ad andare avanti».
L’altra passione erano i viaggi...
«Esatto. Durante un viaggio in Africa, con mia moglie, incontrai Don Lurio sull’aereo, e facemmo amicizia. Qualche sera dopo mi sentì mentre cantavo Eltn John. Appena rientrato in Italia, contattò Paolo Dossena (noto produttore discografico) e fissò un incontro. Dossena mi chiese di scrivere canzoni per lui, e accettai».
E da lì inizia la carriera italiana.
«Composi un brano “Turbo time” , che diventò la colonna sonora dell’omonimo film e da lì fioccarono gli inviti in Rai: prima a “Discoring”, poi a “L’Orecchiocchio” e così via. Nel tempo stesso iniziai ad attraversare l’Italia con i miei tour. E le piazze erano sempre piene. Era un turbinio di suoni e luci. E i ragazzi impazzivano alle mie note».
Fino all’arrivo a Pastena.
«Fu la mia ex moglie (ora scomparsa) che nel 1982 mi disse di voler andare a Sperlonga dove, da giovane, trascorreva le vacanze estive. Passando per Pastena, volle entrare nelle Grotte di cui aveva sentito parlare e che la incuriosivano. Quando mettemmo piede in quella spelonca fu amore a prima vista. Uno spettacolo della natura impressionante, tra giochi di luci e lo scroscio dell’acqua. Ci siamo innamorati di questo posto e non lo abbiamo più lasciato». 
Perchè la Ciociaria?
«Perchè ho trovato il posto ideale per dare spazio alla mia arte, alla mia musica. Certo, a Londra avevo un sacco di amici musicisti, ma qui, a Pastena, ho trovato il vero contatto con la natura. Con l’Arte. In altre parole: qui sto bene con me stesso e, soprattutto, con la mia musica».
Deve tutto alla musica.
«Sì, la musica mi ha salvato in momenti di grande dolore, soprattutto quando è morta mia moglie, dopo 30 anni trascorsi assieme. Ma la mia chitarra e la mia voce mi hanno riportato sulle piazze. Oggi con gli “Energy Blues” suoniamo essenzialmente rock. Durante i nostri concerti la gente impazzisce perchè sente qualcosa di diverso, un’energia dirompente. E tutto questo lo devo alla Ciociaria, a questo posto meraviglioso che mi ha ospitato e che ancora oggi non finisce di regalarmi emozioni».
 

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