Ceccano verso il voto, per ora in corsa quattro candidati a sindaco

Mercoledì 8 Gennaio 2020 di Maria Laura Lauretti

C'è un bel pezzo di voti da accaparrarsi per gli aspiranti amministratori che hanno deciso di sfidarsi alle elezioni di maggio prossimo. A questo punto della campagna elettorale per il rinnovo del consiglio comunale nulla si può dare per certo, fatta eccezione per le scelte ufficializzate dai candidati sindaco: Roberto Caligiore per il blocco del centrodestra (con tanto di partiti che hanno fatto scendere in campo i vertici provinciali e i parlamentari); Marco Corsi (nome di accordo per diverse civiche che è riuscito a far rimettere in campo Pd e Socialisti con i vertici provinciali e regionali) ed Emanuela Piroli, alternativa voluta dai Verdi e dalla Sinistra che, così, ha voluto fare un passo avanti per provare a distinguersi. Resta in piedi l'autocandidatura (perché partorita senza l'appoggio di liste o partiti) del consigliere uscente Giulio Conti, mentre sembra rientrata la sfida tra l'avvocato Mauro Roma e l'ex direttore di banca Alessandro Franco Battista con conseguenze che meritano attenzione.

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C'è ancora in ballo l'ipotesi di una quarta candidatura, infatti, che - fatto un passo indietro da parte dei già citati - potrebbe essere sostenuta non solo dalle civiche Nuova Vita e Ceccano in Movimento, ma anche da quell'elettorato colpito inconsapevolmente dalle vicende nazionali. A conti fatti si parla di diverse migliaia di voti che restano appesi e che non hanno ancora una collocazione'. Oggi non hanno riferimenti precisi i Cinque stelle' che a Ceccano godono, comunque, di un discreto apprezzamento e riuscire ad intercettare quel consenso potrebbe essere una soluzione per molti ancora rimasti fuori dagli schieramenti.

E c'è chi tiene sotto stretto controllo le mosse dell'avvocato Filippo Misserville, consigliere comunale uscente che non ha ancora sciolto la riserva su una sua eventuale candidatura. Decisione che pesa in maniera sostanziale anche se alla fine Misserville dovesse decidere di non scendere in campo, per l'influenza che avrebbero in ogni caso i voti del suo elettorato. I tempi stretti impongono decisioni definitive a stretto giro, anche perché le coalizioni scese in campo hanno quasi chiuso le liste e stanno già animando l'infuocata campagna elettorale.

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