Ceccano, primo Consiglio: il sindaco riparte e attacca subito il Pd

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di Marco Barzelli

Ieri, esattamente un anno dopo la caduta del sindaco Caligiore, ha preso ufficialmente il via la sua amministrazione bis nella seduta di insediamento del Consiglio comunale di Ceccano. Prima seduta che è andata in onda in diretta streaming, anche su uno schermo installato in piazza Municipio. Prima di passare gradualmente dal fair play alle prime entrate a gamba tesa tra le opposte fazioni, Fabio Giovannone è stato nominato presidente e Giancarlo Santucci suo vice. Elezioni precedute da sprazzi di opposizione. Il gruppo “Il Coraggio di cambiare”, formato dalla già aspirante sindaca Emanuela Piroli e Andrea Querqui, ha proposto e votato come “direttore d’orchestra” un altro consigliere di maggioranza: Alessandro Savoni. L’intenzione era quella di toccare un tasto potenzialmente dolente, visto che l’ex assessore all’Ambiente è rimasto a bocca asciutta. In quanto alla vicepresidenza, invece, l’azione della minoranza è stata quasi unitaria. Anche il già candidato a sindaco Marco Corsi e l’alleata Mariangela De Santis, oltre al duo Piroli-Querqui, avrebbero preferito quest’ultimo nel ruolo di vicario. Non il “corsiano” Tonino Aversa, favorevole alla nomina di Santucci. L’altro oppositore in quota Corsi, Emiliano Di Pofi, era invece assente per malattia. Una volta assunte le funzioni di presidente, dopo l’apertura della seduta Giovannone si è augurato «un’opposizione costruttiva e collaborativa e una maggioranza aperta al dialogo e al confronto».

Primi contrasti

Da lì in poi, però, non sono mancati i primi contrasti tra l’una e l’altra né un’invettiva del centrodestra al potere verso il Pd, che in veste civica ha sostenuto Corsi senza conquistare poi alcun seggio. Proprio contro Corsi, tra i nove dimissionari che fecero cadere Caligiore, si è scagliato l’assessore Stefano Gizzi: «Il “Caso Marco Corsi” è stato archiviato da un giudice inappellabile, l’elettorato - ha attaccato - I ceccanesi hanno capito benissimo quel trasformismo disgustoso». Lapidaria la replica del diretto interessato al non eletto ma nominato delegato: «Non riesco a spiegarmi perché il coraggio che ha avuto nel fare questo intervento non l’abbia avuto nel candidarsi. Questa assise è anche deputata a sfiduciare il sindaco e nove consiglieri lo hanno sfiduciato. Abbiamo solamente anticipato la caduta di un’amministrazione». Con il suo lungo intervento, oltre a difendere il bilancio curato a suo tempo da assessore, Gizzi ha evidenziato che «una classe politica in cui non c’erano stati né arresti né denunce era stata mandata a casa, mentre nel Comune di Ferentino, dove è stato arrestato in flagrante l’assessore ai lavori pubblici, il sindaco è stato promosso presidente della Provincia. Questo è il gioco del Pd». Un Pd criticato a tutti i livelli dal sindaco Caligiore. In risposta alla Piroli, che non ha gradito l’attribuzione delle “pesanti” deleghe ai lavori pubblici e al commercio non agli assessori bensì ai consiglieri, ha contestato la Legge Delrio, «quel Delrio del Pd che ha massacrato l’Italia depotenziando le Province e lasciando pieni poteri alla Regione - ha affermato - Il risultato è che la città ha cinque assessori, che non bastano».

L'impegno

Chiamato a un’azione incisiva in materia di ambiente, Caligiore ha poi tuonato: «La determinazione non è mancata e non mancherà, però non vogliamo essere presi in giro, perché chi ha la responsabilità delle decisioni sono il presidente della Provincia Antonio Pompeo da cui dipende il depuratore, il presidente dell’Asi Francesco De Angelis, il presidente della Regione Nicola Zingaretti e gli ex assessori regionali all’Ambiente». Citato, tra questi, l’attuale presidente del Consiglio regionale Mauro Buschini. In tema di trasparenza, visto che la Piroli ha chiesto di pubblicare i casellari giudiziari degli assessori non eletti, «non c’è l’interesse di nessuno di noi di sfuggire da queste cose - ha sbottato il sindaco - È il solito metodo della mistificazione di una sinistra che ormai non esiste più». 

Sull'emergenza Covid

In conclusione, come sottolineato da Del Brocco, «è ovvio che l’agenda politica sia condizionata dal Covid e ricordo con orgoglio che questa maggioranza è stata l’unica a mettere in programma l’attivazione di un’unità di crisi permanente». Secondo il leghista Gizzi, però, non bisogna cedere «al terrorismo mediatico-sanitario secondo cui questa sia una tragedia senza pari». Rispetto a quello che il vicesindaco FdI Aceto, invece, ha definito «un momento storico senza precedenti» è scattato, infine, il richiamo della dottoressa Piroli: «Facciamo attenzione quando ci esprimiamo su certe tematiche». 


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