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Cassino, omicidio del piccolo Gabriel Feroleto: il papà Nicola condannato all'ergastolo

Venerdì 20 Novembre 2020 di Vincenzo Caramadre
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«Ergastolo». Alla Corte d’assise del Tribunale di Cassino sono bastate poco più di 4 ore di camere di consiglio per raggiungere la decisione e condannare al massimo della pena Nicola Feroleto, l’uomo di 49 anni di Villa Santa Lucia arrestato e finito sotto processo dinanzi alla Corte d’Assise per l’omicidio del figlio Gabriel di appena 26 mesi.
Accolta in pieno la richiesta del pubblico ministero Valentina Maisto che aveva concluso la sua requisitoria con parole scolpite nella pietra: «È scritto nella costituzione, è scritto nel codice civile, è scritto nella natura che un padre difenda il proprio figlio». 
Quelle vissute ieri mattina al Tribunale di Cassino sono state ore di attesa. Intorno alle 10 il presidente della Corte d’Assise, il giudice Donatella Perna, ha dato la parola al pubblico ministero Bulgarini Nomi, il magistrato che, assieme alla collega Maisto, ha coordinato le indagini dei carabinieri della sezione operativa di Cassino, per le repliche finali nel corso delle. Subito dopo la replica finale è toccata all’avvocato Luigi D’Anna che assiste Nicola Feroleto.

Le parti, nel corso del dibattimento e nella discussione finale, si sono confrontate sul quesito all’imputazione, ossia alla sua presenza del padre del piccolo Gabriel, nel primo pomeriggio del 17 aprile 2019, in località Volla a Piedimonte San Gernano, dove Donatella Di Bona (madre del bambino già condannata in primo grado a 30 anni), ha ucciso, per sua stessa ammissione, il piccolo perché faceva i capricci mentre la coppia si era appartata.

Secondo l’accusa Feroleto «ha mentito su tutto», e «nonostante fosse presente al momento del fatto non ha fatto nulla per salvare suo figlio».

L’avvocato D’Anna ,anche attraverso una consulenza della criminologa Roberta Bruzzone ha invece sostenuto che l’omicidio sarebbe avvenuto nella casa dove il piccolo viveva con la madre. La risposta della Corte d’Assise di Cassino è arrivata un minuto dopo le 14.30 di ieri quando all’uomo, presente alla lettura del dispositivo in video conferenza dal carcere di Frosinone, è stata inflitta la condanna al “fine pena mai”.

In aula, al momento della lettura del dispositivo, è arrivato anche il procuratore capo Luciano d’Emmanuele.
«Apprendiamo con soddisfazione la decisione della Corte d’Assise che riconosce il lavoro impegnativo, duro, meticoloso fatti dai colleghi Bulgarini e Maisto. Ai quali rivolgo, al pari della polizia giudiziaria, il mio ringraziamento. È stata fatta giustizia attorno ad un fatto doloroso e tragico», è stata la dichiarazione del procuratore d’Emmanuele.

«La famiglia del piccolo Gabriel - hanno spiegato gli avvocati Alberto Scerbo e Giancarlo Corsetti - ha sempre tenuto in questa vicenda un atteggiamento di assoluta responsabilità, facendo affidamento negli organi dello Stato deputati all’accertamento dei reati e all’inflizione, se del caso, delle sanzioni. La famiglia voleva che venisse ristabilita la legalità violata e, a nostro avviso, la sentenza ha formulato un giudizio conforme agli atti processuali e al diritto. Riteniamo sia una decisione significativa rispetto all’accertamento della verità».
L’avvocato Luigi D’Anna ha annunciato, una volta lette le motivazioni, l’immediato ricorso alla Corte d’Appello di Roma.

 

Ultimo aggiornamento: 21 Novembre, 12:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA